Helsinki, 23 apr – 590 euro al mese, esentasse, per due anni. Correva l’anno 2017 quando la Finlandia lanciava il reddito di cittadinanza: un esperimento che, ad un anno di distanza, è miseramente fallito. Con il governo del Paese nordico pronto ad una repentina marcia indietro.

Il modello finlandese era audace e, se possibile, ancora più radicale di quello proposto in Italia dal M5S. Perché i percettori del sussidio mensile, dalle parti di Helsinki, avrebbero avuto diritto all’assegno a prescindere dall’essere alla ricerca o meno di un lavoro. Un reddito di cittadinanza a tutti gli effetti, erogato inizialmente a 2000 disoccupati ma con la previsione di estendere la protezione ad una platea più ampia e che i nostri grillini avevano preso a fonte di ispirazione.

I risultati della misura saranno pubblicati solo nel 2019, ma a giudicare dalle intenzioni dell’esecutivo sembra che, più che ad un suo allargamento, si vada verso la chiusura del progetto. Il motivo? Semplice: il reddito di cittadinanza non funziona. A nulla è servito introdurre dei correttivi, come l’obbligo di trovare un’occupazione, sia pure temporanea, per non vedersi ridotto l’assegno. La stranezza, se così vogliamo chiamarla – ma in realtà si tratta della natura stessa del reddito di cittadinanza in senso stretto – è che un qualsiasi beneficiario avrebbe beneficiato del sussidio anche qualora avesse trovato un impiego. Una distorsione non da poco, che in una nazione industriale molto avanzata come la Finlandia – un banco di prova non indifferente, visto che reddito di cittadinanza e automazione industriale dovrebbero, nella logica de proponenti, andare di pari passo – ha dimostrato di essere incapace di contrastare la disoccupazione e la povertà. Due problemi con i quali la Finlandia lotta da tempo, stretta dalla forte concorrenza dei “colleghi” nordici Svezia e Norvegia che senza euro e paradigmi di austerità non hanno smesso di crescere. A spese, in buona parte, proprio di Helsinki.

Dal 2019 il progetto pilota verra così abbandonato: “L’esperimento sul reddito minimo universale finirà al termine dell’anno”, ha annunciato il ministro delle Finanze Petteri Orpo, spiegando che in futuro la Finlandia tornerà ad un sistema tradizionale di Stato sociale, “verso un percorso più simile al modello inglese” che non prevede alcun reddito di cittadinanza ma una platea di protezioni, dirette ed indirette, all’interno di un unico sistema.

Nicola Mattei

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3 Commenti

  1. Contento per la decisione dei finlandesi (che tra l’altro, dal punto di vista multirazziale, sono meno scemi degli altri scandinavi). Come si può sganciare un qualsivoglia reddito dalla ricerca di un lavoro, o almeno dalla partecipazione a corsi professionali? Così configurato il “reddito di cittadinanza” rappresenterebbe degnamente lo squallore dell’ultimo uomo: senza alcun ideale e assistito dallo Stato. Un segno del decadimento e del nichilismo. Pagati per stare a casa: cosa c’è di più abominevole?

    • e’ piu’ rivoluzionario ‘lavorare’ come uno schiavo per avide multinazionali capitaliste o chiedere un reddito di cittadinanza?
      Chissa’ se i produttivi kammarati di cpi hanno mai riflettuto prima di iniziare la loro crociata contro ogni idea dil m5s…

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