Roma, 4 nov – In vent’ anni, Amazon ha raggiunto un fatturato annuo di quasi 200 miliardi di dollari e si è unita alle venti maggiori società multinazionali del mondo arrivando a competere con un altro gigante multinazionale americano e cioè Walmart.

Un elemento chiave di questo successo è stato certamente l’accesso ai finanziamenti. Nonostante nei suoi primi 10 anni di esistenza Amazon abbia accumulato “rossi” per miliardi di dollari, il suo fondatore Jeff Bezos  è riuscito a convincere i mercati e i suoi finanziatori ad essere finanziato a lungo termine – nonostante le perdite – e a non pagare i dividendi.

Tutto ciò non deve tuttavia sorprendere perché Bezos ha pianificato la sua attività ponendo in essere un approccio puramente finanziario e servendosi di due indicatori di misurazione della performance che vanno di pari passo: uno di valutazione aziendale – il valore attuale netto dei flussi finanziari futuri, l’altro di gestione – il flusso di cassa libero(sia sufficiente leggere le lettere agli azionisti del 1997 e dell’ aprile  del 2005).

Ebbene, analizzando con attenzione il business di Amazon, non possiamo non osservare che questo non è determinato dal  commercio o dalla distribuzione ma dai servizi IT venduti da Amazon dalla sua entità Amazon Web Services che in dieci anni  è cresciuta da 0 a 20 miliardi di dollari. Non a caso AWS è diventato un riferimento chiave nel mondo dei servizi di cloud computing, nonché di IBM e di Microsoft e la vendita di pubblicità online è diventata un’attività molto rilevante a livello economico .

Un altro punto di forza di Amazon è la sua presenza nel mondo della distribuzione fisica che è diventato enorme: creazione di dozzine di magazzini giganti e conseguimento di una licenza di spedizioniere a livello internazionale. Queste strategie aziendali nascono dalla volontà  di integrare verticalmente il suo modus operandi specialmente nella sua dimensione infrastrutturale.

Passiamo adesso a individuare alcune criticità.

In primo luogo, le condizioni di lavoro nei magazzini e gli enormi investimenti fatti nella robotizzazione di questi magazzini gettano un grosso dubbio sulla durata del numero di posti di lavoro in questi stessi magazzini in un tempo stimabile fra i  10 e i 15 anni .

In secondo luogo, diverse indagini hanno sottolineato l’ abuso di posizione dominante nei negoziati con i fornitori, l’uso di pratiche ai limiti della legalità nei confronti dei subappaltatori  e l’evasione fiscale.

Eppure nonostante ciò la postura offensiva  di Amazon dimostra come un attore economico con capacità finanziarie senza pari può darsi i mezzi per entrare nel mercato che vuole determinando cambiamenti distribuiti in tutte le aree dell’infrastruttura fisica e digitale. Solo in Cina – a causa della presenza monopolistica di Alibaba e JD.com che condividono quasi l’80% del mercato di vendita online – Amazon non è stata ancora in grado di raggiungere una posizione dominante.

Alla luce di queste brevi osservazioni non possiamo non domandarci se sia accettabile che  un singolo attore privato possa esercitare questo potere in diverse contesti geografici e soprattutto se sia legittimo, nel contesto di una più ampia riflessione sulla sovranità nazionale, che sia in grado di condizionare le strutture dei territori stessi, che si tratti di superfici commerciali, di logistica o di reti di trasporto. Fra le opzione strategiche possibili certamente una di queste consiste nella necessaria vigilanza, nel contesto della intelligence economica, da parte delle autorità statali.

Giuseppe Gagliano

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