Fincantieri in Borsa

Roma, 18 giu – Parte il collocamento in borsa di Fincantieri. L’offerta di vendita delle quote del gruppo, avviata nella giornata di ieri, si concluderà il 27 giugno ad un prezzo compreso, secondo i prospetti, tra 0.78 e 1 euro ad azione.

Doppio il binario scelto per lo sbarco a piazza affari: da una parte l’aumento di capitale, dall’altra la vendita delle azioni detenute attualmente da Fintecna, controllata a sua volta da Cassa Depositi e PrestitiSi punta a raccogliere, nel complesso, più di 1 miliardo. Risorse fresche che verranno utilizzate nella strategia di crescita per linee interne ed esterne, già avviata nel recente passato con l’acquisto dei cantieri offshore di Osv, poi ridenominati Vard. Un’operazione che ha coinvolto, nella parte del venditore, il colosso coreano Stx, diretto concorrente. La società triestina ha, tra i propri obiettivi di lungo termine, proprio quello di scalfire il predominio delle società asiatiche che detengono le prime posizioni al mondo nel settore della cantieristica.

«Dobbiamo crescere, dobbiamo diventare più grandi ma soprattutto dobbiamo diventare ancora più tecnologicamente avanzati», ha affermato il presidente di Fincantieri Vincenzo Petrone. Parole cui hanno fatto seguito le affermazioni del direttore finanziario Fabrizio Palermo: «Nel medio termine non distribuiremo dividendi perché Fincantieri deve finanziare la propria ulteriore crescita». Sulla stessa linea anche l’amministratore delegato, Giuseppe Bono: «Fincantieri è pronta per iniziare un nuovo ciclo di crescita ed è per questo che chiediamo un aumento di capitale con cui avremo una struttura economica e patrimoniale che ci renderà più forti».

Affermazioni per nulla scontate, quelle espresse dai vertici. Fincantieri rappresenta un caso anomalo nelle recenti quotazioni. E’ infatti una delle poche realtà che, all’atto dello sbarco in borsa, ha già alle spalle un solido piano industriale. Scongiurata la chiusura dei cantieri di Sestri e Castellammare, oltre all’aver evitato gli oltre 2000 ventilati licenziamenti, Fincantieri è orientata ad un percorso di sviluppo che ha fino ad ora fatto a meno di capitali di terzi. Lo stesso acquisto di Stx Osv (che ha permesso di raddoppiare le dimensioni del gruppo) è avvenuto prevalentemente con risorse interne, essendo stato solo in parte sostenuto dal ricorso al finanziamento bancario. Si spiega così solo in parte l’aumento di capitale, che semmai avrebbe dovuto essere sostenuto dall’azionista di riferimento che è -e rimarrà comunque- il ministero dell’Economia per il tramite di Cdp. Stanti invece la contestuale cessione anche delle quote di Fintecna ed il fatto che Petrone e Bono siano stati gli unici dirigenti di società pubbliche non toccati dalla renziana girandola dei cambi al vertice, sorge più che lecito il dubbio che, al di là della pur reale necessità di reperire capitali freschi per gli investimenti, l’ingresso nei mercati azionari sia nient’altro che l’ennesima cessione di Stato con l’obiettivo di far cassa presto e subito.

Filippo Burla

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