Bruxelles, 9 gen – L’acquisizione di Stx da parte di Fincantieri “rischia di nuocere alla concorrenza a livello europeo e mondiale”. A dirlo è la Commissione europea, accogliendo la domanda presentata dalla Francia e dalla Germania, che la invitavano a esaminare l’operazione condotta dall’azienda italiana. L’affaire Chantiers de l’Atlantique (ex Stx) torna al centro delle cronache. Una vera e propria doccia fredda per il gruppo italiano. I francesi spalleggiati dai tedeschi hanno trovato il cavillo per mettere i bastoni tra le ruote alla nostra azienda. Parigi si è appellata alla “disposizione che permette a uno o più Stati membri di chiedere alla Commissione di esaminare una concentrazione che pur non rivestendo una dimensione europea incide sugli scambi all’interno del mercato unico e rischia di incidere in misura significativa sulla concorrenza nei territori degli Stati membri che presentano la richiesta”. Un vero e proprio colpo alle spalle che rischia di far saltare un accordo raggiunto faticosamente tra Palazzo Chigi e l’Eliseo.

Per capire meglio quanto sta avvenendo è utile ricostruire le tappe fondamentali di questa vicenda. Nel maggio del 2017 Fincantieri stava per rilevare il 66.66% dei Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire (importante polo produttivo della cantieristica francese) a seguito del fallimento della casa madre coreana Stx Offshore & Shipbuilding. Dopo qualche mese l’operazione veniva bloccata dal nuovo Presidente della Repubblica Emmanuel Macron. L’inquilino dell’Eliseo riteneva che i cantieri fossero strategici a livello nazionale, dichiarando l’intenzione di voler procedere alla nazionalizzazione dell’azienda. È partito, allora, un duro braccio di ferro con l’ex premier italiano Gentiloni che si concluse durante il vertice bilaterale di Lione.  L’accordo si presentava per noi come una sorta di vittoria di Pirro: a Fincantieri spettava il 51% di Stx France grazie al prestito dell’1% del Governo francese. Tuttavia questo credito poteva essere revocato qualora si fossero verificate determinate condizioni. In fondo da Gentiloni non ci potevamo aspettare di più.


Oggi, scopriamo che i cugini d’oltralpe facevano il doppio gioco. Parigi ha trovato una sponda a Berlino per far saltare l’operazione condotta da Fincantieri.  Ovviamente non si è mossa direttamente la politica. Il “lavoro sporco” è stato svolto dalle authority antitrust che hanno chiesto a Bruxelles di far luce sull’accordo raggiunto a Lione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Gli europeisti (Macron e Merkel) con la patetica scusa della difesa della “libera concorrenza” stanno minando la possibilità di creare nel Vecchio Continente un grande player globale nel settore navale.

Ora la parola passa alla Commissione. Se la questione fosse solo giuridica i precedenti lasciano ben sperare. L’esecutivo Ue non ostacolò i cantieri tedeschi Meyer Wertf, quando hanno acquisito quelli finlandesi di Turku. Nei prossimi mesi vedremo come si concluderà la vicenda. Intanto, quanto sta avvenendo deve servirci da lezione. Nessuno ci regala nulla. Il successo di un’azienda pubblica come Fincantieri non è un caso. Abbiamo un comparto industriale che dobbiamo imparare a difendere e valorizzare. Non siamo un popolo di pizzaioli. L’Europa se vuole competere con le altre grandi potenze (Cina e Usa) non può fare a meno dell’Italia.

Salvatore Recupero

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