Roma, 27 lug – Il nuovo terreno di scontro all’interno dell’esecutivo è quello del fisco. Questa la battaglia che va preparandosi in vista della lunga marcia di avvicinamento alla finanziaria 2020. E che vede Lega e M5S pronti a far fuoco sulle rispettive proposte: flat tax da un lato, riduzione del cuneo fiscale sul lavoro dall’altro.

La Lega spinge per la Flat Tax

L’avvertimento lanciato ieri da Salvini è stato chiaro: “L’Italia ha bisogno di uno choc fiscale forte” ha spiegato il leader leghista, riferendosi al fatto che il ministro dell’Economia Giovanni Tria avrebbe già deciso il valore del deficit per l’anno venturo. Parole che seguono quelle – più dure – pronunciate poche ore prima dal responsabile economico del carroccio e presidente della Commissione bilancio della Camera, Claudio Borghi: “È preciso dovere di un ministro del nostro governo tagliare le tasse, pagare i fornitori velocemente, riconoscere i crediti di imposta e rispettare il contratto di governo e gli impegni del parlamento, tutti, non solo quelli graditi. Se non si è d’accordo nessuno lo obbliga a continuare a fare il ministro”.


La Lega punta forte sulla riforma del fisco, con la proposta della Flat Tax che sta prendendo forma in questi giorni. Sono 13 i miliardi che, stando alle prime stime, servirebbero per coprire l’ambizioso progetto e dare inoltre corpo a tutto un pacchetto di semplificazioni fiscali. Idee che non trovano però troppe sponde dalle parti di Tria, che punterebbe invece ad una più semplice riduzione delle aliquote. Dei vari aspetti si parlerà, nelle prossime settimane, con le parti sociali.

Di Maio: “Salario minimo e taglio al cuneo fiscale”

Incontri con sindacati e imprese sono in programma anche da parte dei cinque stelle, che invece della flat tax puntano a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro. Un vecchio cavallo di battaglia dei grillini, che si coniuga fra le altre cose con la proposta di introdurre il salario minimo a 9 euro lordi l’ora.

Lo schema, ha spiegato il ministro del lavoro e capo politico del movimento Luigi Di Maio, prevede un taglio da 4 miliardi del cuneo in modo da ridurre la pressione sulle imprese che si troverebbero a dover affrontare un maggior costo del lavoro a causa degli incrementi salariali: “Abbiamo la proposta pronta e possiamo ridurre l’impatto per le imprese delle tasse che pagano quando assumono, non possono pagare tre stipendi, un al lavoratore e due di tasse”.

I conti

Sommando le cifre circolate ad oggi, tra flat tax e taglio del cuneo fiscale si parla di almeno 17 miliardi di euro. Ai quali aggiungerne altri 23 per disinnescare le clausole di salvaguardia che porterebbero, nel 2020, l’Iva ordinaria dal 22 al 25,2%. Fanno in totale 40 miliardi, che possono diventare 30 sacrificando sull’altare della Flat Tax il bonus Irpef (gli “80 euro di Renzi”), depotenziando però di fatto la riforma fiscale cara alla Lega. Un ulteriore taglio – con conseguente riduzione dell’effetto “choc fiscale” chiesto da Salvini – da 5 miliardi è inoltre allo studio per quanto riguarda deduzioni e detrazioni.

Anche limando le cifre, si tratta comunque di reperire 25 miliardi. Sfida difficile, se si pensa che Tria sta lavorando per sua stessa ammissione ad un deficit “molto contenuto” (e in linea con le richieste di Bruxelles) per l’anno nuovo.

Filippo Burla

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