Roma, 2 dic – Il Fondo ristoro dovrà risarcire (almeno in parte) le vittime dei crac di Veneto Banca, della Banca Popolare di Vicenza e delle quattro banche dell’Italia centrale (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti). L’annuncio del Governo è arrivato lo scorso ottobre con il via libera della nota di aggiornamento al Def.

I beneficiari sono i risparmiatori che dopo aver presentato ricorso all’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf), istituito presso la Consob, hanno ottenuto una decisione a loro favorevole. In base alla norma del Milleproroghe in vigore dal 22 settembre scorso il ristoro è pari al 30% del danno liquidato dall’Arbitro finanziario, con un tetto massimo di 100 mila euro. Venerdì scorso è scaduto il termine per accedere a tale procedura. Per l’occasione il presidente dell’autorità, Gianpaolo Barbuzzi ha voluto tracciare un bilancio del lavoro fin qui svolto. Finora sono stati 3.500 i ricorsi pervenuti, 1.200 quelli trattati, meno di 1.000 quelli ammessi, 850 invece le istanze accolte, per un controvalore che supera i trentacinque milioni di euro. Barbuzzi ha fatto sapere che “I primi cento risparmiatori hanno già ricevuto l’accredito delle somme riconosciute, per circa due milioni di euro complessivi. Seguiranno tutti gli altri”.

Questi numeri, anche se possono sembrare incoraggianti, sono una goccia nel mare. Per il momento si sta attingendo a quanto era stato stanziato dal Governo Gentiloni. Tuttavia i risparmiatori hanno incassato qualche risultato apprezzabile. Ad esempio, un emendamento ha allargato la platea dei soggetti risarcibili anche alle società (oltre alle persone fisiche e agli imprenditori individuali). La vera sfida per l’esecutivo, però, sarà realizzare il Fondo ristoro da 1,5 miliardi inserito all’articolo 38 della legge di bilancio in discussione. Tutto l’iter del rimborso dipende dalle decisioni che prenderà il Parlamento durante l’iter di approvazione della Finanziaria.

Al momento rimane confermato il fatto che l’accettazione del rimborso del 30% non pregiudicherà il diritto, per ciascun ex azionista, di agire in giudizio allo scopo di ottenere il risarcimento anche della parte eccedente. Chi è stato raggirato non si accontenta di una mancia ma rivuole indietro tutto il maltolto. E a poco servirà la storiella dell’educazione finanziaria: se acquisti le azioni della tua banca (o peggio sei costretto a farlo per ottenere un mutuo) devi poterti fidare di chi per legge è tenuto a tutelare il risparmio. A questo punto rimane un dubbio: chi paga? Di certo non pagheranno i banchieri. Pertanto, i costi di quest’operazione ricadranno sull’intera collettività. Per questo più che un Fondo ristoro, servirebbe una reale riforma del nostro sistema creditizio. Le banche commerciali devono essere sottratte alla logica della finanza speculativa per tornare ad essere a servizio dell’economia reale.

Salvatore Recupero

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