Roma, 22 gen – La recessione è alle porte? Dopo Banca d’Italia, a lanciare l’allarme è adesso anche il Fondo monetario internazionale. Se via Nazionale non più tardi di tre giorni fa aveva rivisto al ribasso – dall’1%, in linea con le stime del governo, ad un più modesto +0,6% – il Pil del 2019, analoga stima arriva oggi dall’Fmi. Non solo l’Italia. A soffrire è l’intera eurozona: “All’interno dell’area euro revisioni significative riguardano la Germania, dove le difficoltà di produzione nel settore auto e la domanda esterna più bassa peseranno sulla crescita nel 2019″, si legge nell’ultimo aggiornamento al World economic outlook. Come previsto, il modello di crescita fondato sulla pedissequa corsa alle esportazioni si è inceppato. Prova ne sia il recente, forte calo della produzione industriale che sconta fra le altre cose le difficoltà della Cina, primo mercato di sbocco per tutta una serie di prodotti.

Il modello tedesco, insomma, non funziona più. Ma nel frattempo la sua imposizione acritica ai Paesi della moneta unica ne ha devastato i mercati interni, escludendo una vitale àncora di salvezza in periodi di magra. Un combinato disposto, quello delle politiche di austerità, che dovrebbe far riflettere sui precarissimi equilibri entro i quali si muovono Ue e Bce. E invece no, perché l’Fmi ha già trovato il colpevole (di comodo). Guarda caso, siamo proprio noi. “[…] l’Italia, dove il rischio sovrano e quello finanziario, e i collegamenti tra i due, aggiungono venti contrari alla crescita”, si legge nello stesso documento. E ancora: “Gli spread italiani sono scesi dal picco di ottobre-novembre ma restano alti. Un periodo prolungato di rendimenti elevati metterebbe sotto ulteriore pressione le banche italiane, peserebbe sull’attività economica e peggiorerebbe la dinamica del debito”.

Un disco rotto: spread, debito pubblico, banche. Circolo vizioso che si alimenta delle follie eurocratiche, ultima in ordine di tempo le assurde direttive impartite dall’Eurotower sugli Npl. Ma l’Fmi sembra voler far finta di non vedere. Non una novità: l’agghiacciante “errore” compiuto con la Grecia – riconosciuto, sia pur con un tempismo elettorale più che sospetto, perfino da Juncker – è ancora lì a dimostrarlo.

Filippo Burla

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Commenti

commenti

3 Commenti

  1. Ho letto nelle notizie sovraimpresse su tgcom24 che un pentastellato ieri ha osato accomunare il termine Sionisti al termine Banche, vogliamo dare una medaglia a quest’uomo?

  2. G.T.
    E’ piuttosto probabile che – in assenza di adeguata e consapevole azione italiana – le forze economico-finanziarie franco/tedesche in campo (trattato Aquisgrana,BCE,IMF,ecc.) prenderanno profitto della attuale congiuntura recessiva, per tentare con successo nuove scalate per loro sempre più convenienti ad assets ancora importanti del nostro Paese.
    Con tanti cari saluti ai nostri distratti concittadini.

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