Berlino, 30 ott – “Molto vicine alla schiavitù”: non mezzi termini un dirigente del ministero del Lavoro del Brasile, intervistato dagli inviati del programma Markencheck (controllo del marchio), in onda sul canale tedesco Das Erste, per definire le condizioni nelle quali lavorano gli operai di un fornitore della Haribo, multinazionale tedesca specializzata nella produzione di dolciumi.

Il prodotto di punta, oltre alle famose liquirizie, sono i celebri orsetti gommosi. Gli ingredienti di questa delizia per i bambini di tutto il mondo sono noti: zucchero in primis, amido, aromi di frutta. Ma anche coloranti, gelatina e soprattutto la cerna carnauba, che conferisce alle gomme il classico aspetto lucido e impedisce allo stesso tempo che queste si attacchino l’una con l’altra all’interno del pacchetto.

La cera carnauba è prodotta a partire dalle foglie di un certo tipo di palma molto diffuso in Brasile, specialmente in stati poveri della federazione come Piaui, Ceara, Maranhao, Bahia e Rio Grande do Norte. Ed è qui che gli inviati della tv pubblica sono arrivati per documentare come avviene la lavorazione della pianta in una delle aziende che forniscono ad Haribo la materia prima. Ciò che hanno trovato è stato da rabbrividire: gli operai, pagati non più di 12 dollari (circa 10 euro) al giorno, dormono all’aperto nelle piantagioni, non hanno accesso all’acqua potabile e devono abbeverarsi in ruscelli di fortuna, sono senza servizi igienici e perfino il cibo è scarso. Non va meglio per le condizioni di lavoro: gli addetti, molti dei quali minorenni, sono costretti a lavorare in sfregio a qualsiasi norma di sicurezza armeggiando pericolose falci per raccogliere le foglie della palma.

“Siamo profondamente preoccupati da alcune immagini mostrate nel programma”, ha spiegato la Haribo, dicendosi scossa dalle immagini mostrate. Qualcosa non dev’essere funzionato nel sistema di controlli fra azienda e fornitori: “Le condizioni di lavoro che abbiamo visto nel documentario nelle piantagioni brasiliane sono incredibili”, ammettono da Bonn, sede centrale della società che in tutto il mondo dà lavoro a più di 7mila persone. E che cerca ora di correre ai ripari: “Siamo la compagnia che vuole portare gioia ai bambini e agli adulti, non possiamo accettare che si ignorino i nostri standard sociali ed etici: stiamo investigando con il nostro fornitore sulle condizioni nelle piantagioni e nelle fattorie che le riforniscono”.

Filippo Burla

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