Roma, 14 giu – Sui minibot l’esecutivo verdegiallo appare quanto meno confuso. Infatti se da un lato il leghista Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio alla Camera, ribadisce che “i minibot sono nel contratto di governo”, dall’altro il ministro dell’Economia Giovanni Tria fa lo yes man con i tecnocrati della Ue e del Fmi e boccia la misura pensata per pagare i debiti della pubblica amministrazione.

Borghi: “Economia si sta riprendendo, io non mi lamenterei”

I mercati non dovrebbero temere una crisi di governo. “Adesso mi sembra che i tassi stiano scendendo e che la Borsa vada meglio di tanti altri anni e che l’economia si stia riprendendo, seppur con difficoltà. Io non mi lamenterei”, dice ancora Borghi. A chi gli chiedeva se fosse vero che i ministri della Lega fossero pronti a lasciare, “siamo qui a parlare di mercati finanziari. Per i ministri chiedete a Salvini”, taglia corto arrivando all’incontro annuale con la Consob.

Tria: “All’Eurogruppo a mio agio, sono ottimista”

Tria concorda con il giudizio del direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, secondo la quale i minibot (titoli di Stato al portatore di piccolo taglio ) non sono una buona idea. “Sì, naturalmente – afferma il ministro a margine della riunione dell’Ecofin, a Lussemburgo – sono una cattiva idea“. Così il titolare del Mef si mette nuovamente di traverso rispetto al contratto siglato da Lega e M5S. Tria poi riconosce che all’Eurogruppo “ero a mio agio. Sì, rimango ottimista” sull’esito della trattativa con la Commissione europea per tentare di evitare una procedura d’infrazione per debito eccessivo nei confronti dell’Italia. Con il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici “partiamo nel nostro dialogo: gli anticiperò quelli che saranno i nostri programmi per quest’anno e per l’anno prossimo, che sono già conosciuti; e lui mi dirà che cosa si aspettano da noi e apriamo il negoziato. L’unico problema, poiché siamo a metà anno e non ci sono documenti ufficiali, nuovi da far uscire, è vedere come dimostrare quello che stiamo facendo” chiarisce il ministro.

“Per evitare procedura ci vogliono azioni concrete”

Quali potrebbero essere le azioni concrete che la Commissione chiede all’Italia per evitare la procedura? “Azioni concrete – risponde – significa far vedere perché noi diciamo che possiamo arrivare ad un abbassamento del deficit previsto nel Def dello 0,2“, cioè 0,2 punti percentuali in meno rispetto al 2,4% nel 2019 scritto nel Documento di economia e finanza pubblicato in aprile, quindi intorno al 2,2%. “Dovremo dargli le cifre e da dove vengono“, spiega Tria. Dal canto suo, l’Eurogruppo ribadisce: “L’apertura di una procedura basata sul debito è giustificata. L’Italia è invitata a prendere le necessarie misure per rispettare il Patto di Stabilita“. Basteranno le parole accomodanti di Tria a salvarci dalla procedura? E’ altamente improbabile.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. Tria poi riconosce che all’Eurogruppo “ero a mio agio.!!! Quando i mostriministri fanno i servi dei banchieri stranieri che si sono impossessati della moneta privatizzandola e ci sottopongono alle loro regole di schiavitu’, sono sempre bene accolti! Tria non lo ha votato nessuno ma DEVE fare gli interessi SOLO dell’ Italia come da giuramento altrimenti si deve dimissionare. Tanto un lavoro a una banca d’affari o istituzione globalista straniera lo trova di sicuro.

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