Washington, 15 giu – Cinquanta miliardi di dollari. A tanto ammonta l’ultima stretta fatta di dazi doganali che gli Stati Uniti hanno deciso di imporre sui prodotti provenienti dall’estero, Cina in particolare. Un ulteriore capitolo dell’ormai lunga guerra commerciale fra Trump e Pechino (e non solo), cominciata già durante la campagna elettorale che ha portato il miliardario newyorchese alla Casa Bianca e diventata poi realtà con l’avvio della presidenza.

Si tratta delle terza “tornata” di dazi che gli Usa imporranno sui prodotti realizzati fuori dai propri confini. Dopo lavatrici e pannelli solari a gennaio e acciaio e alluminio lo scorso mese, questa volta non è ancora chiaro quali beni verranno colpiti, anche se la lista è già stata decisa nel corso di una riunione fra Trump e il suo staff e verrà rea nota nei prossimi giorni. Riunione nel corso della quale si è anche deciso l’ammontare delle barriere all’ingresso: i dazi ammonteranno al 25% del valore del bene importato, per un totale come detto di circa 50 miliardi di dollari. Nulla invece si sa in merito alle tempistiche con le quali le misure entreranno in vigore.

Leggi anche – Il mercato non funziona senza regole: ecco perché sui dazi ha ragione Trump

Al di là dei dettagli operativi, quel che è chiaro è che l’amministrazione americana intende proseguire nella strada di riduzione del deficit commerciale verso l’estero. Un deficit che raggiunge nei confronti di alcune nazioni dimensioni monstre, come ad esempio nel caso della Cina verso cui gli Usa sono “esposti” per oltre 350 miliardi di dollari. Segue, sia pur a distanza, il Messico con 107, poi la Germania con 65 e il Canada con 64. Non sorprende dunque che le decisioni di imporre dazi su determinati prodotti vada a colpire (si pensi al caso delle auto tedesche) proprio quei Paesi con i quali il commercio estero a stelle e strisce soffre di più.

Filippo Burla

Commenti

commenti

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here