Roma, 16 giu – Uno degli attori della guerra economica di ieri come oggi (pensiamo al conflitto in atto tra Cina e Stati Uniti) sono certamente le materie prime. Dal punto di vista strettamente storico è indiscutibile il loro ruolo di centralità, rilevanza questa che è stata sempre presente sia nella riflessione di Braudel che in quella di Carlo Maria Cipolla.

Guerra economica e materie prime

Nel suo saggio di storia economica (Storie straordinarie delle materie prime, Add editore, 2019 ) Alessandro Giraudo – docente di finanza internazionale e storia economica a Parigi e non a caso allievo di Cipolla – illustra in modo chiaro come le materie prime hanno influenzato l’intera storia umana e come continuino ad avere un ruolo centrale negli equilibri dell’economia mondiale.

In passato era il pepe, oggi è l’energia, in futuro saranno forse il coltan, il litio, il germanio, il tulio e altri metalli. Le materie prime hanno causato guerre, portato la pace, stimolato spedizioni in terre sconosciute, dato vita a incredibili operazione di spionaggio, stabilito nuovi equilibri tra i paesi e gli uomini. In particolare oro, argento, spezie e cereali, hanno contribuito a fare e disfare la storia, ad arricchire certi uomini e a impoverirne altri, a fare la fortuna di alcune genti e a gettare le altre nella disperazione come gli schiavi che lavoravano alla coltivazione dello sparto, all’estrazione del mercurio o quelli africani delle miniere di Potosì e Zacatecas.

In questo contesto non c’è dubbio che i mercati – e i mercanti- abbiano svolto un ruolo fondamentale e, in particolare, quelli della mezzaluna fertile in Medioriente, quelli degli schiavi di Delo, i mercati del foro della Roma imperiale o quelli degli Han nella città cinese di Xian. E come dimenticare i mercati dei califfati di Samarcanda e di Baghdad ? Come dimenticare i mercati delle spezie di Costantinopoli, di Calcutta e Venezia? Accanto ai mercati naturalmente anche i porti hanno svolto un ruolo fondamentale poiché sono stati il fulcro dei flussi di merci, di uomini e informazioni. Insomma sono stati dei veri motori della globalizzazione di ieri e di oggi.

Guerre nella storia

Dicevamo poc’anzi come l’autore osservi che la necessità di controllare le materie prime di ogni genere abbia creato ed alimentato lunghe e sanguinose guerre. Pensiamo, ad esempio, alle guerre relative all’acqua. Nel corso degli ultimi 45 secoli, sottolinea Giraudo, si contano oltre 500 guerre per il controllo delle risorse idriche. Guerre per il controllo dell’oro vennero dichiarate dai greci contro Troia, da Filippo II, tra Roma e Cartagine. Per impossessarsi delle miniere d’oro i mongoli sterminarono i Song del sud e in seguito tentarono di invadere il Giappone. I conquistatori spagnoli si avventurarono verso l’ignoto nella speranza di trovare oro,argento e spezie. Le grandi potenze dell’epoca infatti ingaggiarono guerre spietate nelle Indie orientali e occidentali. Ebbene, data l’importanza delle materie prime, l’ attività di spionaggio  fu sempre molto intensa. A tale proposito Giraudo illustra questa tesi con alcuni esempi molto significativi.

I cinesi, per esempio ,tentarono di custodire il metodo di produzione della carta ma dopo il 751 a.C. alcuni prigionieri cinesi che lavoravano nelle cartiere svelarono le tecniche di produzione in cambio della promessa di libertà. Un altro esempio è fornito dal Brasile che diventerà il primo produttore mondiale di caffè nonostante vi siano stati numerosissimi tentativi di appropriarsi delle piante che lo producevano. Infine il rosso di cocciniglia sarà oggetto di spionaggio come dimostra il fatto che i corsari (inglesi ,francesi e olandesi) nei Caraibi daranno la caccia ai galeoni spagnoli non solo per l’ argento e l’oro.

Giuseppe Gagliano

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