Roma, 22 feb – Germania, Francia, Stati Uniti, Spagna e Regno Unito. E ancora: Germania, Francia, Cina, Paesi Bassi e Spagna. Tenetevi bene a mente queste nazioni per comprendere meglio certe dinamiche economiche, ma anche geopolitiche. Sono rispettivamente i primi cinque paesi al mondo che importano merci italiane e i primi cinque che esportano da noi beni di ogni genere. Dunque, due dei più grandi e scomodi vicini di casa dell’Italia, Germania e Francia, sono ai vertici delle classifiche dell’import e export nazionale. Come a dire che l’Italia è comunque ostaggio della UE e dei suoi padroni. Con le conseguenze anche politiche del caso.

A livello mondiale, l’Italia, secondo l’Osservatorio Economico del Ministero Sviluppo Economico, è nona per il volume delle esportazioni e undicesima per le importazioni. In particolare, l’export del nostro Paese rappresenta, nel 2017, il 2,9 per cento del totale degli scambi a livello mondiale (i dati più recenti che arrivano all’ottobre 2018 dicono che siamo scesi al 2,8). Mentre per l’import ci attestiamo intorno al 2,6 per cento sia nel 2017 che nei primi dieci mesi 2018. Dati, in entrambi i casi, che testimoniano un arretramento rispetto a solo qualche anno fa. Nel 2008, tanto per dire, il Belpaese rappresentava il 3,4 per cento dell’import e dell’export mondiale, numeri che valevano rispettivamente il settimo e ottavo posto. Tempi andati, verrebbe da aggiungere. Con un dato oggettivo: il peggioramento degli ultimi anni ha camminato a una velocità superiore a quella della recessione manifestatasi a livello planetario.

Export: il 20% va in Germania e Francia  

Tornando alla bilancia dei pagamenti, e in particolare a quella con la Germania, c’è da sottolineare come il volume delle esportazioni viaggi intorno ai 50 miliardi di euro l’anno (nel 2017 erano 56, nei primi dieci mesi 2018 si sono toccati i 49 miliardi, con un peso sul totale delle esportazioni italiane pari al 12,7 per cento). Poco dietro sta la Francia, dove sono finiti 46 miliardi di euro di merci nel 2017 e 40 nei primi dieci mesi 2018, per un 10,5 per cento complessivo. Seguono gli Stati Uniti: 40,4 miliardi nel 2017, 34,5 per la parte del 2018, con un peso sul totale pari al 9 per cento. Poi, ecco la Spagna con il 5,2 per cento e rispettivamente 23,2 miliardi nel 2017 e 19,9 nel 2018. Quinto, infine, il Regno Unito: 23,1 miliardi nel 2017, 19,4 nel 2018 che valgono il 5 per cento del totale. Sostanzialmente invariate le esportazioni verso la Russia: erano l’1,7 nel 2015, l’1,8 nel 2017, l’1,6 nei primi trimestri 2018. Non altrettanto può dirsi per le importazioni dal paese del presidente Putin, crollate, evidentemente per causa delle sanzioni: dal 3,9 per cento del 2015 al 3,1 del 2017 e al 3,2 del 2018.

La Germania da sola vale un quarto dell’import

In tema di importazioni, troviamo ancora una volta in testa la Germania che esporta più di quanto importa, visto che le merci “Made in Germany” ammontano a 65,7 miliardi nel 2017 e 57,9 nel 2019: oltre il 16 per cento del totale di quanto facciamo arrivare dall’estero. Bilancia in attivo invece verso la Francia: da noi sono arrivate merci e servizi per 35 miliardi nel 2017 e per 30,4 nel 2018. Numeri pesantemente in rosso invece con la Cina, terzo paese in assoluto per volume delle importazioni in Italia: nel 2017 sono state 28,4 miliardi; nel 2018, quando i conti non sono ancora definiti, siamo già a 25,9 miliardi. Il 7,3 per cento del totale. Ma le esportazioni verso il paese della Grande Muraglia sono state solo 13,4 miliardi nel 2017 e 10,9 nel 2018. Un saldo, appunto, molto negativo. Quarti per volumi sono i Paesi Bassi (22,7 miliardi nel 2017 e 18,9 nel 2018): rappresentano il 5,4 per cento delle importazioni nazionali. Quinto posto per la Spagna con 21,3 miliardi nel 2017 e 17 nel 2018 che valgono il 4,8 per cento del totale.

Cosa importiamo e cosa esportiamo?

Tra le importazioni, come prevedibile, recita la parte del leone l’approvvigionamento energetico: nei primi 10 mesi del 2018 il petrolio greggio ha pesato per il 6,5 per cento, oltre 22 miliardi di euro. A cui vanno aggiunti i prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, altri 10,1 miliardi. Male anche gli autoveicoli, che sono costati 27,5 miliardi per un totale pari al 7,8 per cento. Pesano tanto anche i prodotti chimici di base, le materie plastiche e i fertilizzanti: 22,9 miliardi e un 6,4 per cento. Mentre i medicinali, altro business mondiale, sono costati 18,4 miliardi, ovvero il 5,2 per cento del totale. Per il gas naturale sono usciti dal nostro Paese 12,3 miliardi.

Tra i prodotti esportati, spiccano macchine di impiego generale (40,7 miliardi, il 10,5 per cento del totale), autoveicoli (19 miliardi ,il 4,9 per cento), medicinali (18,9 miliardi, 4,9 per cento). L’abbigliamento vale, escluso la pellicceria, 14 miliardi e un 3,8 per cento, le calzature 8,3 miliardi e un 2,5 per cento del totale dell’export.

Fabrizio Vincenti

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