Numerosi i vantaggi dati agli immigrati che vogliono fare impresa in Italia. Ma non mancano le truffe di chi prende i prestiti e poi torna all’estero.

Roma, 11 dic – Burocrazia opprimente, costo del lavoro gravato da troppe tasse, giustizia farraginosa: queste sono le principali ragioni per cui, ci dicono, molti imprenditori stranieri si tengono lontani dal Belpaese. Ciò che è certo è che i governi che si sono succeduti nell’ultimo lustro hanno fatto di tutto per favorire i grandi capitali stranieri a comprarci.

E così mentre assistiamo alla delocalizzazione se non alla vera e propria chiusura delle nostre imprese, gli esecutivi e le istituzioni si prodigano per creare di fatto una discriminazione che sul piano dell’imprenditoria ha del tangibile.

Ad esempio nella provincia di Roma, con il bando “Impresa senza frontiere”, sono presenti iniziative dedicate agli immigrati, come i finanziamenti, i contributi all’avvio, le scuole di formazione e il tutoraggio.

Un altro recente esempio ci viene fornito dalla Camera di Commercio di Lecco che ha organizzato un workshop, che si terrà mercoledì 17 dicembre presso la “Casa dell’Economia”, sull’imprenditorialità multietnica allo scopo di fornire le indicazioni utili riguardo gli aspetti amministrativi e finanziari per l’apertura di un’impresa.

Ma sono numerosi i casi locali sparsi per il territorio nazionale in cui l’imprenditoria straniera viene spudoratamente avvantaggiata. Molti di questi imprenditori appartengono a fasce di reddito che danno loro diritto ad altri tipi di agevolazioni: buoni, tariffe speciali, insomma agevolazioni del welfare state; altri arrivano senza possedere quei requisiti legali richiesti tanto per la residenza, quanto per il lavoro. Non appena riescono a stabilizzarsi, però, tendono ad aprire in proprio in settori in cui le barriere all’ingresso sono più basse: i 2/3 degli imprenditori stranieri operano infatti nelle attività manifatturiere, nelle costruzioni e nel commercio.

Tutto bello agli occhi di chi pontifica un giorno si e l’altro pure sulla inderogabile necessità di essere multietnici, internazionali, globalizzati. Peccato che molte siano le truffe perpetrate dai cittadini stranieri immigrati ai danni dell’Inps: arrivano in Italia, ottengono il “prestito d’onore” – ovvero una somma di denaro pari a 20 mila euro rilasciata grazie alla legge 223 del 1991 e finalizzata a sostenere i costi di apertura di una partita Iva per un’attività imprenditoriale – e poi spariscono, magari tornando a casa loro. E’ dalla Guardia di Finanza che è partita questa indagine ancora in corso, quindi ancora nessun dato certo. Le prime truffe sono nate in Veneto in questi giorni si sta procedendo a controlli più serrati su tutto il territorio nazionale.

Quel che emerge è certamente allarmante, perchè se si è italiani e si ha il coraggio di continuare a fare impresa, gli sforzi, il coraggio e le capacità valgono almeno il triplo. Senza nessun aiuto da parte di un sistema creditizio più impegnato sul fronte finanziario che nell’economia reale, con uno Stato assurto a semplice esattore di tasse e contributi incapace di proteggere settori produttivi di interesse nazionale, e con una concorrenza sleale fatta sia con paesi dove il costo del lavoro è direttamente proporzionale ai diritti dei lavoratori, sia con aziende allogene che nascono in territorio italiano e sono avvantaggiate da politiche di sostegno economico e burocratico.

Giuseppe Maneggio

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