Roma, 25 ago – Sgombriamo il campo dagli equivoci: Warren Mosler non è il classico economista che ha dedicato la sua vita a dimostrare complicati teoremi. Mosler è stato fondamentalmente un trader di successo, un operatore sui mercati finanziari che grazie alla sua attività ha sviluppato alcune interessanti intuizioni.

Dopo la laurea in Economia ottenuta all’Università del Connecticut, Mosler inizia la sua carriera lavorativa nel mondo bancario nel 1973, arrivando presto a Wall Street alla Bankers Trust NYC e nel 1982 fonda il suo primo hedge fund, Illinois Income Investors, specializzato in Titoli di Stato.

La crisi dei Titoli di Stato Italiani


Fu proprio in questo periodo all’inizio degli anni novanta che operando da gestore di fondi Mosler si accorse che qualcosa nel modo di pensare comune non andava. Il suo fondo si trovò ad essere tra i principali detentori al mondo di titoli pubblici e di lire italiane, in un momento in cui l’Italia era appena uscita dallo Sme (il Sistema monetario europeo che vincolava le oscillazioni tra le principali valute europee) e la lira aveva svalutato di oltre il 20% rispetto al marco tedesco. I tassi di interesse sui Titoli di Stato italiani salivano in maniera vertiginosa, ben oltre il 10% in quanto tutti davano per scontato un imminente “fallimento” italiano.

Warren Mosler riuscì ad ottenere un colloquio con l’allora ministro del Tesoro Luigi Spaventa (ex comunista e già apertamente schierato contro la moneta unica europea) spiegando che essendo tornata in possesso della propria sovranità monetaria, l’Italia non rischiava nessun default in quanto la sua capacità di “pagamento”, così come la capacità di stampare moneta, era illimitata. Spaventa rimase così colpito dal colloquio che rilasciò alla stampa un comunicato ufficiale che così recitava :“No, non prenderemo nessuna misura straordinaria [per la crisi della lira e Btp, ndr]. Effettueremo tutti i pagamenti dovuti dal Tesoro senza problemi”. Certamente la cosa giovò anche al fondo di Mosler, che continuò a comprare Btp remunerati al 12% prendendo a prestito lire a tassi molto inferiori. Negli anni seguenti  la situazione si normalizzò, scesero i tassi di interesse e allo stesso tempo aumentò notevolmente il prezzo dei Titoli di Stato, consentendo al fondo del trader americano enormi profitti.

Warren Mosler e la MMT

Lo stesso Mosler racconta che grazie agli accadimenti di quei giorni iniziò ad elaborare quella che poi divenne conosciuta come Modern Monetary Theory. In un certo modo rivoluzionaria è stata la sua idea sul deficit pubblico, ribaltando la teoria economica comunemente accettata che voleva gli Stati intenti prima a tassare o prendere a prestito soldi per poi eventualmente spenderli, Warren Mosler sostiene invece che è lo Stato a dover prima spendere altrimenti non vi sarebbero soldi per i cittadini con cui pagare le tasse o comprare titoli del debito pubblico.

La MMT toglie quindi ogni giustificazione all’austerità, ovvero il meccanismo per cui gli Stati aumentano le tasse e tagliano la spesa pubblica perché non ci sono soldi. In uno Stato dove vige sovranità monetaria, ovvero se emette titoli di debito pubblico nella valuta che può stampare non si rischia mai un default. Il denaro dal punto di vista operativo viene sempre anticipato dalla Banca Centrale e girato poi allo Stato che provvede a spenderlo.

Nel 1998 Mosler si lancia in una feroce critica sul futuro della moneta unica europea, anticipando la formazione dello spread, ovvero di importanti differenziali tra i tassi di interesse dei vari paesi aderenti, una forte deflazione ed il concreto pericolo di default dei paesi impossibilitati ad esercitare la loro sovranità monetaria.  Critiche che la storia ha rivelato essere ben più che fondate.

La ricetta per l’Italia

Forse in seguito all’episodio riportato in precedenza, Warren Mosler è rimasto molto legato all’Italia, dove a partire dal 2012 ha tenuto una lunga serie di seminari e conferenze, diventando anche professore associato all’Università di Bergamo. Questa conoscenza del nostro paese lo ha portato più volte ad esternare alcune intuizioni piuttosto interessanti riguardo a temi che appaiono oggi di stretta attualità.

Sullo spread ad esempio è dubbioso sulla proposta paventata più volte in ambienti vicini al governo Lega – Movimento 5 Stelle di incentivare le famiglie italiane ad acquistare titoli di stato per ridurre il peso della minaccia dello spread mosso “ad orologeria”. Mosler propone invece una sorta di garanzia scritta e vincolante, che i paesi membri dovrebbero chiedere alla Bce per mettere in atto “whatever it takes” (qualsiasi cosa serva) per evitare un default. In questo modo verrebbe meno il rischio di un aumento del differenziale dei tassi, perché la Bce sarebbe obbligata a comprare i Titoli di Stato dei paesi in difficoltà in maniera illimitata e non solo grazie ad alcune misure ad hoc come è accaduto con il Quantitative Easing. Allo stesso modo toglierebbe all’Eurotower la possibilità di usare proprio lo spread per imporre ai governi l’austerità.

La soluzione in una doppia moneta?

Ovviamente Warren Mosler rimane molto dubbioso sul fatto che questa garanzia possa essere mai concessa, per questo motivo non esclude la possibilità per lo Stato Italiano di elaborare un credibile piano di uscita dalla moneta unica come stimolo per portare avanti le giuste istanze all’interno dell’Unione Europea.

La sua ricetta è piuttosto semplice, come affermato in una recente intervista al quotidiano Libero: “Bisogna fare due cose. Non uscire di colpo dall’euro con tutte le complicazioni del caso, ma semplicemente far sì che lo Stato italiano inizi a spendere e tassare in lire. Assumendo che la nuova lira sia fissata a 1 euro = 1 lira, lo Stato inizierebbe a pagare fornitori, pensioni e stipendi in questa moneta nello stesso ammontare e anche a richiedere simultaneamente che le tasse siano pagate in lire. Una volta che hai fatto questo hai di nuovo una politica fiscale e monetaria indipendente e puoi riportare la prosperità in Italia. Ma c’è una seconda cosa molto importante. È essenziale non convertire gli euro esistenti nei conti bancari in Italia in lire”.

Mosler pone molta attenzione su questo passaggio sostenendo che la conversione forzosa degli euro in lire potrebbe portare ad una fuga di capitali e ad una svalutazione fuori controllo. Per scongiurare questo pericolo l’unica via possibile, spiega, è quella di lasciar continuare a circolare liberamente gli euro tra i privati e con l’estero: “Dato però che lo Stato richiederebbe di pagare le tasse in queste nuove lire, si creerebbe una domanda di lire da parte di chi deve pagare tasse. In questo modo le lire tornerebbero a circolare. Non ci sarebbe invece ragione di cambiare le lire in euro, visto che comunque i propri risparmi restano in euro. Non ci sarebbe quindi nessuna fuga di capitali dalle banche italiane. Ci sarebbe semmai una scarsità relativa di lire rispetto agli euro perché in Italia ci sarebbero migliaia di miliardi in banca in euro e non ci sarebbero lire, se non quelle che lo Stato spende nel corso dell’anno. Per pagare le tasse molti avrebbero bisogno di lire e venderebbero i loro euro per lire e in questo modo la svalutazione della lira sarebbe molto limitata”.

La doppia circolazione però non potrebbe durare in eterno e probabilmente nel corso di alcuni anni si tornerebbe ad usare prevalentemente la nuova lira, ma sempre e comunque in modo volontario e graduale. In questo modo il governo avrà comunque una sua moneta indipendente con cui spendere e tassare, ma si eviteranno il panico e la fuga dalle banche.

Esattamente come la teoria che ha contribuito a creare, anche la figura di Warren Mosler è stata oggetto di molte critiche. Per molti è semplicemente uno speculatore dotato di buon intuito, per altri le sue teorie mancano di rigorosità accademica, nessuno può negare però che spesso le sue previsioni si sono rivelate corrette e anche solo per questo motivo le sue parole meritano la dovuta attenzione.

Claudio Freschi

Commenti

commenti

3 Commenti

  1. Mosler, notissimo peracottaro pseudo economista, le cui “teorie” sono facilmente smontabili da uno studente del 2-3o anno di economia. Lasciate perdere, queste farneticazioni non passeranno MAI.

  2. Purtroppo l’incompetenza non solo di Mosler (ideologia di un “Accademicone”= accademico praticone), ma anche dell’autore continua a creare confusione nei lettori mass mediatici che cercano una risposta coerente e sensata ai loro interrogativi. Se continuiamo così, altro che sfacelo gialloverde o giallorosso o gialloblu…..è meglio tacere che arzigogolare riflessioni come quelle presentate dall’autore. Sarebbe meglio che si confrontasse con qualcuno che ne capisce, prima di pubblicare “sue legittime opinioni” che nulla hanno a che vedere con la conoscenza scientifico-umanistica.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here