Roma, 10 ago – Con i suoi 900 abitanti e una superficie di 0,44 chilometri quadrati, Città del Vaticano è ufficialmente considerata la nazione più piccola del mondo, eppure da sempre viene considerata un importante centro economico e finanziario. Certo la sua struttura economica è davvero molto particolare ed è difficile da inquadrare secondo gli standard internazionali, cerchiamo di capire come funziona.

Il Bilancio del Vaticano

Prima di tutto occorre dire che esistono due soggetti giuridicamente ben distinti, la Santa Sede ovvero l’ente preposto al Governo della Chiesa Cattolica e che fa capo al Papa, e il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano che esercita il potere esecutivo in vece del Pontefice. Esistono quindi due bilanci separati che vengono poi riorganizzati annualmente in un bilancio consolidato.

La Santa Sede è supportata finanziariamente da una serie di entrate che includono proventi da investimenti finanziari della Banca Vaticana, lo Ior (Istituto per le Opere Religiose), dalle rendite dell’ingente patrimonio immobiliare e dalle donazioni effettuate dai cattolici. Il denaro raccolto serve a finanziare la burocrazia, le missioni diplomatiche, le spese per la pubblicazione dell’Osservatore Romano e soprattutto il costo del personale. Con oltre cinquemila dipendenti ed un numero di pensionati in costante crescita, spesso è questa voce a causare le maggiori preoccupazioni causando a volte problemi di liquidità, dato che di fatto non esistono entrate fiscali.

Vi è poi l’Obolo di San Pietro, un fondo particolare che consiste in donazioni dirette raccolte nelle diocesi e nelle parrocchie cattoliche di tutto il mondo, solitamente nelle festività di San Pietro e Paolo e che non rientra nel bilancio della Santa Sede, ma che viene usato direttamente dal Papa per opere di carità, aiuto in caso di disastri naturali e per lo sviluppo della chiesa nelle nazioni del terzo mondo.

Il bilancio del Governatorato dello Stato si basa invece sulle entrate derivanti dalle attività culturali, in particolar modo dai Musei Vaticani, che attraggono ogni anno oltre sei milioni di persone per un incasso vicino ai 100 milioni di euro. A questi si aggiungono le attività relative alla vendita di francobolli, pubblicazioni a carattere religioso, medaglie e monete.  In pochi sanno infatti che grazie ad una convenzione con l’Unione europea (di cui ricordiamo lo Stato Vaticano non fa parte) vi è la possibilità per il piccolo Stato di coniare monete in euro seppur in quantità limitata e decisa ogni anno da una commissione mista composta da esponenti di Italia, Vaticano e Banca Centrale Europea.

L’Apsa e lo Ior, tra scandali e volontà di rinnovamento

L’organismo della Santa Sede che si occupa della gestione economica è l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa). E’ in pratica la Banca Centrale della Città del Vaticano, svolgendo funzioni di tesoreria, di gestione stipendi, di redazione del bilancio e dell’emissione di moneta.

La parte più consistente del “tesoro” vaticano riguarda l’immenso patrimonio immobiliare, si stima infatti che la Chiesa Cattolica possieda nel mondo più di un milione di immobili, divisi in chiese, sedi parrocchiali, terreni e abitazioni date in locazione, per un valore complessivo di oltre duemila miliardi di euro.

L’Istituto per le Opere Religiose (Ior) è invece una banca privata, con un suo consiglio di amministrazione che però rende conto ad un comitato di cardinali ed al Papa. Ha circa 16 mila clienti e attività per circa 8 miliardi di euro, risultando quindi una banca relativamente piccola in confronto ai colossi come JP Morgan che ha attività per oltre 2 mila miliardi di euro.

Nel corso degli anni questi due enti sono stati al centro di numerosi scandali, derivanti fondamentalmente dalla poca trasparenza sulle loro operazioni. Per quanto riguarda l’Apsa non vi sono dati certi relativi al patrimonio immobiliare e non vi è alcuna chiarezza sulla quantità di immobili che ogni anno vengono donati o acquisiti. Le cose non vanno meglio dal punto di vista finanziario, visto che il contabile dell’Apsa, monsignor Nunzio Scarano, è stato recentemente condannato a 3 anni di reclusione per reato di corruzione. Così come legato all’Apsa era anche il banchiere cattolico Giampietro Nattino, indagato per manipolazione del mercato ed evasione fiscale in seguito ad operazioni svolte attraverso i conti presso l’Apsa e lo Ior.

L’Istituto per le Opere Religiose è da decenni oggetto di una lunga serie di controversie, con accuse di riciclaggio di denaro e di collaborazioni sospette con la criminalità organizzata. Ricordiamo tutti il caso del “banchiere di Dio” Roberto Calvi, trovato morto a Londra in circostanze misteriose. Dapprima bollato come suicidio, venne in seguito definito come omicidio sebbene i presunti esecutori furono in seguito assolti per insufficienza di prove. Calvi era il Presidente del Banco Ambrosiano, una banca privata che nel tempo aveva prestato l’equivalente di oltre un miliardo di euro a società legate al Vaticano, e che fallì in seguito al deterioramento di tali crediti.

Ma anche in anni più recenti non sono mancati gli episodi spiacevoli. Nel 2012 lo scandalo Vatileaks, mostrava come lo Ior aveva ancora problemi di corruzione, dato che alcuni documenti mostravano il trasferimento di decine di milioni di dollari alle diocesi americane al fine di aiutarle a pagare le spese legali per i numerosi casi di pedofilia che avevano investito membri della chiesa cattolica americana. Veniva anche resa pubblica una lettera firmata dall’Arcivescovo Carlo Maria Viganò dove questi sembrava lamentarsi della corruzione e del riciclaggio di denaro sporco in Vaticano.

Nel maggio dello stesso anno, il Consiglio di Sovrintendenza sfiducia all’unanimità il Presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, rimuovendolo dalla sua carica con il sospetto di operazioni finalizzate al riciclaggio. Accuse che sono state archiviate ma che hanno messo in luce l’epocale scontro di potere all’interno della banca vaticana tra chi vorrebbe più trasparenza sulle attività finanziarie della chiesa, e chi invece vorrebbe mantenere la tradizione di grande segretezza.

Da alcuni anni lo IOR sta attraversando una lunga fase di riorganizzazione e ridimensionamento, migliaia di rapporti sospetti sono stati chiusi, ma permangono le zone d’ombra. Non sono mai stati resi noti i nomi dei clienti sospetti che si sono serviti dello IOR per effettuare operazioni offshore, così come non si è mai fatta veramente luce su notizie relative ad operazioni di spostamenti di capitali in paesi come l’Iran e l’Iraq.

La riforma di Papa Francesco

Visti gli scandali che hanno caratterizzato gli ultimi mesi del pontificato di Benedetto XVI, il suo successore Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, ha mostrato da subito l’intenzione di voler cancellare gli scandali e dare un volto più moderno alle finanze della Chiesa Cattolica.

Nel 2014 Bergoglio istituisce una nuova struttura di coordinamento per gli affari economici, una sorta di ministero vaticano dell’Economia i cui compiti sono di confrontare i bilanci preventivi e consuntivi di Santa Sede e Governatorato, controllare le entrate e stabilire i tetti di spesa, e soprattutto a seguire criteri contabili e amministrativi improntati alla trasparenza. A capo di questa struttura denominata “Segreteria per l’economia” viene nominato l’australiano George Pell, arcivescovo di Sidney, la cui carriera però si è bruscamente interrotta nel 2017 a causa dell’ennesimo scandalo. Il prelato viene infatti accusato e poi condannato (a marzo 2019) per abusi sessuali nei confronti di minori, gettando seppur indirettamente ulteriori ombre sul Vaticano. Da due anni il Ministero dell’Economia vaticano è di fatto vacante, sebbene Monsignor Mistò ne ha abbia assunto il coordinamento, non è stato di fatto nominato come successore.

Tra nomine sbagliate e meccanismi politici e amministrativi interni alquanto complessi, l’auspicata pubblicazione dei nuovi bilanci della Santa Sede non ha ancora visto la luce, e possiamo dire che ad oggi l’operazione volta a portare trasparenza e veridicità nelle finanze vaticane sembra essersi arenata sugli scogli della burocrazia e della volontà nemmeno troppo velata di occultare la reale situazione delle finanze dello Stato Pontificio.

Claudio Freschi

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