Flickr - clevercupcakesRoma, 7 ott – La Volkswagen, da tempo simbolo per eccellenza della macchina “popolare” formato teutonico, a causa del Dieselgate si è trasformata “in auto dello scandalo”.

Il 18 settembre le autorità USA dell’Environmental Protection Agency hanno reso nota la pesante accusa rivolta al marchio di Wolfsburg. La casa automobilistica avrebbe raggirato gli automobilisti americani e ingannato l’amministrazione a stelle strisce con una truffa all’ultimo gas di scarico. L’accusa si è rivelata fondata: auto Diesel del marchio tedesco importate negli Usa sono state dotate di un software che, grazie a dei dispositivi di controllo, durante i test sulle emissioni riusciva a manipolare le informazioni, facendo sì che i veicoli superassero le prove senza problemi, per poi però percorrere le carreggiate americane superando di 40 volte il limite USA delle emissioni nocive.

Il Dieselgate è stato davvero un brutto colpo per la nazione dall’economia trainante, che si propone come la paladina dell’ordine e del rispetto delle regole. Si parla infatti su scala mondiale del ritiro di ben 11 milioni di veicoli, e di una multa di addirittura 18 miliardi di dollari.

Tuttavia pare che il colosso di Wolfsburg non rimarrà solo sul podio dell’accusa, dal momento che l’inchiesta del governo USA sulle emissioni si sta allargando sempre più, fino a comprendere tutti i motori diesel e molte altre case, anche americane, tra le quali Land Rover, General Motors, Chrysler, Mercedes e BMW.

Nonostante la portata planetaria di questo Dieselgate made in Germany, di scandali a tinte forti in ambito automotive ce sono stati davvero molti. Recentemente due case automobilistiche del Sol Levante, la Toyota e la Takata, sono state coinvolte in scandali importanti nel paese a stelle e strisce. La prima 3 anni fa, poichè aveva immesso sul mercato statunitense diversi modelli dotati di un pedale difettoso, che causava delle accelerazioni improvvise. L’errore condusse al pagamento di una multa a molti zeri: 1 miliardo e 200.000 dollari. L’altro marchio nipponico invece, la Takata, è stata protagonista di uno scandalo che ha visto protagonisti i suoi airbag: al momento dell’incidente, essi entravano infatti in azione gonfiandosi e poi scoppiando, causando ferite a volte fatali. Anche in questo caso gli USA imposero una multa salatissima e cercarano con ogni mezzo di risolvere la questione.

Tuttavia considerando che, come dice un vecchio proverbio, non tutto il male vien per nuocere, lo scandalo delle emissioni diesel made in Germany potrebbe avere dei risvolti positivi sul medio e lungo termine. Per rifarsi una buona nomea e recuperare credibilità presso i consumatori, infatti, la casa tedesca potrebbe iniziare una vera e propria politica di prezzi al ribasso, e gli acquirenti di 4 ruote si troverebbero a pagare per una Volkswagen una cifra molto inferiore al normale prezzo di mercato. Inoltre, considerando la lotta alle emissioni nocive, iniziata da molto tempo e che per il 2020 prevede a livello europeo un inasprimento dei controlli sui gas di scarico, il Dieselgate potrebbe contribuire a velocizzare il giro di boa, favorendo il passaggio dai motori tradizionali alle nuove tecnologie ecosostenibili.

 

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