Roma, 2 ott – L’Istat questa mattina ha fornito i dati relativi al numero degli occupati in Italia. Ad agosto sono stati 36 mila in più (+ 0,2 rispetto la mese precedente) portando l’indice di disoccupazione a scendere all’11,2%, mentre quello giovanile al 35,1% (-0,2 punti percentuali). La diminuzione della disoccupazione interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. La stima delle persone in cerca di occupazione ad agosto cala dell’1,4% (-42 mila).

A livello congiunturale la crescita dell’occupazione, giunta al 58,2%, è dovuta alla componente femminile (+0,5%), mentre per gli uomini, sempre secondo l’Istituto di Statistica italiano, dopo l’incremento dei due mesi precedenti, si registra un calo (-0,1%).
Su base annua si conferma l’aumento degli occupati (+1,6%, +375 mila) e la crescita, in questo caso, interessa uomini e donne e riguarda in prevalenza i lavoratori dipendenti (+417 mila, di cui +350 mila a termine e +66 mila permanenti) mentre calano gli indipendenti (-42 mila). Ad agosto anche la stima relativa agli inattivi, tra i 15 e i 64 anni, è ancora in lieve calo  (-0,1%, pari a -9 mila). Nel trimestre giugno-agosto, rispetto ai tre mesi precedenti, alla crescita degli occupati si accompagna sia il calo dei disoccupati (-1,2%, -36 mila) sia quello degli inattivi (-0,7%, -94 mila).

Che conclusioni possiamo trarre da queste cifre? Innanzi tutto che la diminuzione, al di là delle suddivisioni per genere o per fasce di età, è stata in gran parte dovuta all’aumento dei contratti di lavoro a termine. Diminuisco i contratti a tempo indeterminato (con una fortissima perdita nel settore manifatturiero) e aumentano a dismisura part time e contratti a termine. Detto in cifre, i part time son passati dal 9,5 all’11,8%, mentre nel manifatturiero crescevano di appena lo 0,8%, dal 5,6 al 6,4%. Quanto al lavoro temporaneo, nel settore non manifatturiero gli addetti sono cresciuti dall’8,6 al 10,3%, a fronte di un +0,5 (da 7,1% al 7,6%) nel manifatturiero.

Il declino del lavoro a tempo indeterminato non è quindi una vittoria, nonostante l’ottimismo di un governo che nicchia sulla crisi del lavoro e raccoglie risultati truccati spacciandoli per successi. I dati Istat ce lo testimoniano: prima o dopo, i nodi verranno al pettine.

Giuseppe Maneggio 

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