Roma 17 ago – Il mondo del lavoro rischia di subire pesanti ripercussioni dalla rottura tra La Lega e il Movimento 5 Stelle. Non bisogna dimenticare, infatti che ci sono ben 158 tavoli aperti al ministero dello Sviluppo economico che vedono coinvolti 220mila lavoratori. Come se questo non bastasse dobbiamo considerare i 55mila precari della scuola e il piano di assunzioni che sarà necessario per il turn over nella sanità pubblica. Analizziamo, dunque, questo scontro politico valutando l’impatto che avrà sull’occupazione.

I principali tavoli di crisi: le vertenze ancora non risolte


Come è stato detto i lavoratori che rischiano di rimanere a spasso sono più di duecentomila. Si tratta dei dipendenti di Alitalia, Alcoa, Almaviva, Acciai speciali Terni, Blutec, Whirlpool. La situazione della nostra ex compagnia di bandiera è ancora in alto mare. Alitalia va verso la nazionalizzazione al 51%. Tuttavia la presenza dei privati sarà rilevante non solo per la presenza di Delta Airlines, ma anche per il possibile ingresso di Atlantia.

Nel 2019 anche la grande distribuzione è stata coinvolta dalla crisi. Il lavoro di 1.860 è messo in pericolo dal fallimento della Shernon Holding Srl (che acquisì Mercatone Uno) e dalla conseguente chiusura dei 55 punti vendita. Lo stesso discorso vale per l’acquisizione da parte di Conad di Auchan e Sma che coinvolge circa 18mila addetti ed è oggetto di un altro dei tavoli del Mise. Un governo (i cui poteri sono limitati all’amministrazione ordinaria) perde potere contrattuale nelle negoziazioni con la parte datoriale soprattutto se quest’ultime sono multinazionali.

Rimane ancora aperto il capitolo della revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia, e quello che riguarda ArcelorMittal. I pentastellati puntano il dito contro il ministro dell’Interno. Su Facebook il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli non ha usato mezzi termini: “Se non revocheremo la concessione ad Aspi, sarà solo colpa di Salvini “. A rincarare la dose ci pensa poi pensa Luigi Di Maio: “Sto provando con tutte le mie forze a portare a casa l’ultimo decreto legge. La decisione di Salvini ha bloccato l’iter di approvazione del decreto Imprese che contiene provvedimenti sulle tutele e su vertenze che riguardano centinaia di lavoratori”.

L’emergenza precari nella scuola

La crisi di governo ha imposto lo stop ai lavori parlamentari sui provvedimenti che riguardano la scuola. Il destino degli insegnanti precari è appeso ad un filo: il decreto salva precari. Il momento, però, è particolarmente delicato. Quindi fare previsioni di lungo termine rischierebbe di essere inutile. I docenti in questo momento, cercano di ottenere il maggior risultato possibile con l’approvazione di alcuni emendamenti. Ad esempio, per la scuola secondaria le richieste riguardano la conformazione del vincolo di mobilità, per i nuovi assunti da concorso transitorio 2018, alle attuali disposizioni vigenti con il CCNL. L’ultima legge di bilancio lo aveva elevato a 5 anni contro i 3 normalmente previsti dal contratto nazionale del lavoro. Riguardo all’apertura dei nuovi Pas (percorsi abilitanti speciali) veniva richiesto che fosse aperto anche ai docenti di ruolo della scuola primaria e dell’infanzia. L’estensione di tale misura anche a loro consentirebbe di liberarli dalla condizione in cui si trovano attualmente, per la quale si definiscono docenti ingabbiati. Il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento anche nella scuola secondaria consentirebbe loro di effettuare il passaggio di cattedra.

Il turn over nella sanità pubblica

Un’altra questione rilevante riguarda il ricambio nel sistema sanitario nazionale. Sono circa 140mila gli operatori sanitari dipendenti del Ssn che a fine 2018 avevano raggiunto i requisiti per Quota 100. Sia i medici che gli infermieri avevano segnalato queste criticità soprattutto dove la carenza di personale è un problema cronico. Il combinato disposto tra una legge nazionale (Quota 100) e il piano assunzioni che deve essere gestito dalle Regioni rischia di creare un inestricabile conflitto di competenze. A settembre infatti, secondo le previsioni, potrebbero andare in pensione circa la metà dei 105mila specialisti del Ssn. Chi prenderà il loro posto? Questo ancora non è dato saperlo. C’è da dire che non tutti i possibili ‘pensionandi’ decideranno di lasciare il posto di lavoro. Tuttavia una riduzione così drastica di personale ha effetti nefasti. È necessario bandire espletare e chiudere tutti concorsi in tempi ragionevoli. Questo diventa difficile, per non dire impossibile, quando bisogna mettere d’accordo i presidenti di Regione con un governo in via di disfacimento. Una situazione che avrà un impatto negativo sui carichi di lavoro del personale sanitario che già sono delle norme europee su turni e riposi e soprattutto della sicurezza di operatori e pazienti.

Attendiamo, dunque, il finale di questa crisi di mezza estate con la consapevolezza che la posta in gioco ci riguarda tutti.

Salvatore Recupero

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