crisi disoccupazione lavoroRoma, 20 gen – Il 2015 sorride ai contratti di lavoro, che nel settore privato fanno registrare numeri record. A comunicarlo è l’Inps, nel bollettino periodico “Osservatorio sul precariato”.

“Nei primi undici mesi del 2015 è aumentato, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero complessivo delle assunzioni nel settore privato (+444.409, pari al +9,7%) per effetto soprattutto della crescita dei contratti a tempo indeterminato (+442.906, pari al +37%); sono aumentate anche le assunzioni con contratti a termine (+45.817, pari al +1,5%) mentre sono diminuite le assunzioni in apprendistato (- 44.314, pari al -20%)”, si legge nella nota dell’istituto. Una dinamica decisamente positiva, che fa gongolare il premier Matteo Renzi: “Oltre mezzo milione di posti di lavoro a tempo indeterminato in più nel 2015. Inps dimostra assurdità polemiche su Jobsact. #avantitutta”, ha twittato dal suo profilo.

Peccato che il Jobs Act c’entri come i proverbiali cavoli a merenda. E’ senza dubbio vero che la riforma del lavoro può aver dato un qualche incentivo, ma davvero avrebbe – da sola – fatto segnare questi numeri ai quali non siamo ormai più abituati? Vediamo: “Significativamente aumentate sono pure le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti: complessivamente sono risultate 469.351 con un incremento rispetto al 2014 del 25,7%”, scrivono sempre i tecnici dell’ente previdenziale, che sottolineano inoltre: “Sul totale dei nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato (1.640.630 assunzioni e 388.454 trasformazioni da tempo determinato) quelli instaurati con la fruizione dell’esonero contributivo risultano 1.159mila (889mila assunzioni e 269mila trasformazioni)”. Anzitutto, quindi, molti dei contratti siglati non sono in realtà nuovi rapporti di lavoro ma prosecuzione di vecchi accordi in essere. In secondo luogo, l’Inps afferma una scontata verità: la maggioranza delle assunzioni non avviene perché il datore di lavoro può licenziare con facilità, ma perché può godere di un costo del lavoro ridotto ex lege. Verso la fine del 2015 è lecito attendersi un picco di nuovi contratti, i quali andranno però sicuramente a scemare con l’inizio dell’anno nuovo. Il perché è presto detto: dal primo gennaio in avanti questi sgravi verranno progressivamente ad esaurirsi, come annunciato da Renzi stesso quando esortava gli imprenditori ad accelerare sulle assunzioni per non perdere il treno della decontribuzione.

I veri numeri, che segnaleranno la presenza (o meno) di una tendenza di medio periodo capace di arginare la discesa della domanda interna ed aumentare la quota di redditi sul Pil andranno dunque analizzati fra almeno dodici mesi. Quando si vedrà se davvero il Jobs Act ha prodotto qualcosa o se a dare la spinta sarà stato solo il fattore fiscale.

Filippo Burla

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