consip coopRoma, 3 mar – C’è tanta politica, è vero. E fanno molta più notizia Alfredo Romeo, Renzi senior e tutto il sistema Consip. Ma c’è anche quel sottobosco ‘zona grigia’ fra politica e affari che, per quanto riguarda la sinistra, prende il nome di coop. E che con la centrale appalti della pubblica amministrazione (e non solo) fa affari da una vita, non sempre – serve dirlo? – con metodi ortodossi. Siamo nel 2012 quando Consip indice una gara d’appalto, per la pulizia delle scuole, del valore di 1,6 miliardi. Per ragioni di efficientamento del servizio, la commessa è divisa in più lotti territoriali. Si presentano, fra gli altri, quattro grandi società: le coop bolognesi Manutencoop e Cns, la romana Roma multiservizi e la campana Kuadra, nota per la sua vicinanza al clan camorristico Lo Russo. Le quali decidono di far gioco di squadra: non si presentano mai sullo stesso lotto, al fine di non farsi concorrenza a vicenda. Nel dicembre 2015, tre anni dopo, interviene l’antitrust: “Le quattro compagini, per l’ autority, avevano manipolato e bloccato la gara, dividendosi l’ Italia con uno schema a scacchiera”, spiegava lo scorso febbraio sulle colonne de La Verità Antonio Amorosi, autore del best seller Coop Connection e firma del quotidiano, che del sistema di spartizione aveva già parlato mesi fa, ben prima che il caso scoppiasse. Risultato? Una multa record da 110 milioni di euro.

Su appello di Cns – la cooperativa nel cui consiglio di sorveglianza siedeva all’epoca niente meno che Salvatore Buzzi e che ha vinto l’appalto da 1,2 miliardi di euro per la fornitura delle casette in legno ai terremotati – il Tar riduce la multa, ma confermato le circostanze dei fatti. Segue il ricorso al Consiglio di Stato, massimo organo della giustizia amministrativa, che conferma “in via definitiva la condanna per la Cooperativa nazionale servizi di Bologna (Cns) e «respinge sia l’ appello principale sia l’ appello incidentale» con i quali la cooperativa si era opposta alla sanzione dell’ Antitrust e del Tar del Lazio: il «cartello» tra cooperative c’ è stato e va sanzionato”, scrive Amorosi. Manipolazione del mercato, pura e semplice. La condanna è solo per Cns, ma coinvolge tutti i soggetti protagonisti della spartizione. Tanto da non impedirgli di partecipare al nuovo bando, sempre Consip, per il rinnovo dei servizi di pulizia sempre delle scuole.

Questa volta gli importi sono però ancora più elevati: quasi 2,7 miliardi per i 18 lotti, tre dei quali se li aggiudica Alfredo Romeo mentre altri quattro (per oltre mezzo miliardo) vanno a Manutencoop. A questo, però, punto la Consip stessa ha bloccato la procedura di aggiudicazione dei lavori per tutte le società partecipanti. Cns non è presente perché si è ritirata in corsa, giusto in tempo per non far sorgere dubbi sulla liceità della gara? Non del tutto. Perché il pronunciamento del Consiglio di Stato è destinato a far storia: nuovo codice degli appalti alla mano, le coop sanzionate perderebbero i requisiti di moralità necessari per poter partecipare alle assegnazioni pubbliche, permettendo (se non addirittura obbligando) alle amministrazioni di agire in autotutela, escludendo in via cautelativa tali soggetti. L’unica scappatoia potrebbe essere quella del ravvedimento operoso: “Cioè dovrebbero dimostrare, che si tratti di una gara in corso o già vinta, di aver adottato misure organizzative di rimozione di chi ha commesso i fatti incriminati e i comportamenti oggetto delle sanzioni”, spiega sempre Amorosi. Strada difficile da percorrere ma, visti i precedenti di Consip ed entrando nell’ambito della discrezionalità soggettiva, non impossibile.

Filippo Burla

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