Roma, 15 ago – Numeri ancora da capogiro, tuttavia con una serie di elementi che fanno apparire più di qualche nuvola all’orizzonte. Se fosse uno spartito, leggeremmo “allegro ma non troppo”. Ma si tratta della carne viva di una società, il che fa dunque rima con utili (pur miliardari) in calo e licenziamenti. Parliamo di Ryanair, che ancora una volta deve fare i conti con le rigidità del proprio modello di business.

Quasi 1000 licenziamenti

Dopo gli scioperi che nel corso degli ultimi anni hanno paralizzato alcune rotte della compagnia, lo storico vettore low-cost deve fare adesso i conti con un piano di riduzione della forza lavoro. A comunicarlo l’ad Michael O’Leary, parlando della necessità di dover lasciare a casa oltre 900 dipendenti: 500 piloti e più di 400 assistenti di volo.


A pesare sulla scelta sono i conti dell’ultimo trimestre, che parlano di risultato netto che si colloca a 243 milioni di euro, in netta contrazione (-21%) rispetto ai 310 dell’anno scorso. Una tendenza di lungo periodo che, dopo il boom tra 2014/2015 e 2015/2016 (Ryanair chiude il bilancio al 31 marzo di ogni anno), parla di profitti in calo da 1,5 a 1,02 miliardi di euro, che potrebbero essere ulteriormente limati quest’anno attorno a 900 milioni.

Meglio non va anche dal punto di vista industriale con i noti problemi dei Boeing 737 Max: Ryanair ne ha ordinati 100, ma quelli consegnati sono attualmente bloccati a terra dalle varie autorità mentre gli ordini restano fermi. Dei 54 in attesa per la prossima estate presumibilmente non ne vedrà neanche uno: da qui l’annuncio di almeno 600 mancate assunzioni per la stagione ventura.

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Gli ultimi scioperi Ryanair

A farsi sentire sul bilancio sono anche i numerosi scioperi che da 2017 (2mila i voli cancellati in quell’autunno, mentre furono 100mila i passeggeri lasciati a terra l’estate successiva) ad oggi hanno visto i voli Ryanair particolarmente colpiti. Anche quest’anno non sarà da meno: a scacchiera, senza soluzione di continuità, nelle prossime settimane si fermeranno piloti e assistenti di volo di Gran Bretagna, Irlanda, Spagna e Italia.

L’ennesima astensione dal lavoro che riguarda, oltre ai licenziamenti, anche la chiusura di basi operative e l’onnipresente richiesta di migliori condizioni di lavoro.

Nicola Mattei

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