Roma, 15 ago – La cerimonia con cui ieri a Genova si sono ricordate le vittime della tragedia del Ponte Morandi ha rinfocolato le polemiche sulla posizione di Autostrade per l’Italia. Sulla scia anche dell’allontanamento dei vertici di Atlantia dalla commemorazione, il vicepremier e ministro del Lavoro e dello sviluppo Luigi Di Maio è tornato ad attaccare la società: “Qualcuno che doveva mantenere in piedi questo ponte non ha fatto il suo dovere”, ha detto.

Che fine ha fatto la nazionalizzazione di Autostrade?

Parole che seguono quelle pronunciate non più tardi di inizio mese, quando il capo politico del M5S spiegava di voler “avviare al più presto il procedimento di revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia”.


Una promessa che si rinnova da praticamente un anno e che sembrava poter trovare una quadra già a giugno, con la pubblicazione del rapporto curato dagli esperti del ministero delle infrastrutture: “Se il 14 agosto la politica vuole andare a commemorare le vittime, se il governo vuole andare a commemorare le vittime, ci vada e ci dobbiamo andare con la procedura della revoca delle concessioni almeno avviata”, annunciava sempre Di Maio. Ebbene, dov’è andata a finire? Non vale la scusa della crisi di governo, perché non si tratta di un decretino qualsiasi ma di una procedura indubbiamente più lunga e complessa che, nelle intenzioni, avrebbe già dovuto partire da tempo per poter rispettare la scadenza promessa.

Tutta l’inconsistenza a Cinque Stelle

L’impressione è che si sia davanti ad una sorta di refrain molto propagandistico quanto, in realtà, drammaticamente vuoto nei contenuti. Perché se è vero che la posizione di Autostrade per l’Italia è quella di una società che ha trovato la gallina dalle uova d’oro (alle nostre spalle), altrettanto vero è che nei ministeri-chiave siedono uomini del M5S stesso. A partire dal quello delle Infrastrutture, retto da un Danilo Toninelli sicuramente convinto nella necessità di nazionalizzare il settore ma, allo stesso tempo, preda di un “vorrei ma non posso” difficile da spiegare. E’ un problema di opportunità politica? Fino a prova contraria, il presidente dell’esecutivo è dalla parte dei pentastellati. E’ un problema di penali o di coperture economiche? Uno dei nodi dello scontro con la Lega era in realtà la posizione del ministro dell’Economia Tria, che i grillini hanno sempre difeso.

Si potrebbe dire che la componente leghista dell’ormai ex esecutivo gialloverde, dopo i toni di prammatica delle prime settimane, ha poi fatto una repentina marcia indietro. Senza la sponda (politica e/o tecnica) dell’alleato, in effetti, qualche difficoltà poteva insorgere. Ma il dubbio rimane, anche perché è fuori discussione che l’ipotesi possa essere riproposta adesso: se la Lega non era convinta, è lecito pensare che il “promesso sposo” Pd lo sia ancora meno.

Filippo Burla

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  1. Grazie, questo risponde alla domanda che posi qualche giorno fa. Risposta? La revoca delle concessioni, tanto sbandierata con forsennato abbaiare multilaterale, non s’è fatta e non si farà. Fantastico. Come diceva quel portavoce di Macron? “Vomitevole”? Ah, ma parlava d’altro.

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