Roma, 19 dic – Una Caporetto. Non c’è altra metafora per descrivere – saremmo nel centenario della vittoria nella Grande Guerra, che però ha avuto poi esiti diversi – la resa incondizionata del governo nei confronti dell’Ue. Una capitolazione, quella sulla manovra, che non solo sbugiarda le parole delle scorse settimane, ma tradisce sia il contratto di governo che l’elettorato. E offre a Bruxelles una vittoria sul piatto d’argento.

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Eppure, le premesse – e le promesse – sembravano di tutt’altro taglio. Nel contratto di governo si leggono (leggevano?) ad esempio interessanti passaggi sul deficit, da usare per investimenti pubblici. E ancora, sempre sul deficit, si parlava del disavanzo di bilancio per il finanziamento delle proposte comprese nello stesso. Niente di strano, dato che un economista anti-euro (?) come Claudio Borghi ha contributo in prima persona alla sua stesura. E sempre in prima fila il presidente della commissione bilancio della Camera lo era, ma per difendere la retromarcia intrapresa nel corso degli ultimi giorni.

Retromarcia che, ricordiamo, ha fatto sì di far scendere il deficit per l’anno nuovo dall’iniziale 2,8% prima al 2,4 e poi al 2,04. Un’operazione di marketing giocata sullo zerovirgola e che trasforma la manovra nella brutta copia di quelle precedenti. Vero, i due cavalli di battaglia degli “azionisti” dell’esecutivo gialloverde – quota 100 e reddito di cittadinanza – rimangono. Non è però dato sapere in che termini, dato che le risorse sono risicate. In più, ulteriori miliardi dovranno essere tolti da altri capitoli di spesa. Insomma, non è peregrino parlare di dosi aggiuntive di austerità. Stando alle prime stime la manovra sarebbe infatti in avanzo primario di oltre 30 miliardi, soldi letteralmente tolti dalle tasche dei cittadini per far contenti i commissari europei.

L’Ue, da parte sua, in questo balletto è probabilmente l’unica a rimanere coerente. L’austerità è infatti necessaria al mantenimento della struttura della moneta unica, che la necessita per far restare le nazioni periferiche al passo con i paesi del “centro”. Vie d’uscita da questo circolo vizioso non ne esistono. A meno che, come ha spiegato oggi sempre Borghi intervistato da La Stampa, non si riformi la Bce per farla diventare prestatrice di ultima istanza a garanzia delle finanze dei membri dell’eurozona. Una proposta del tutto irricevibile da chi fa del sovranismo la propria bandiera, dato che significherebbe consegnare ad occhi chiusa le chiavi dei nostri conti pubblici ad un’entità sovranazionale che non ha mai fatto mistero di quali siano le sue linee guida.

Filippo Burla

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  1. Nell’accordo con l’Ue sulla manovra il governo ha rivisto al ribasso la previsione di crescita del Pil 2019 dall’1,5 per cento inizialmente previsto all’1 per cento. Lo ha riferito il commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici.
    Quindi i burocrati stranieri pupazzi degli oligarchi stranieri proprietari della BCE privata e delle banche private che creano la moneta tutta privata ed esentasse sono contenti di aver fatto si’ che l’Italia cresca di meno, anzi di niente!! I loro padroni chiaramente vogliono che il paese rimanga dipendente dagli usurai privati e affamato in maniera da poter finire di farlo svendere dai burattini nostrani e quindi di depredarlo e schiavizzarlo completamente.Del resto è il programma delle elites massoniche oligarchiche straniere occulte, contrapposte nel potere solo dalla massoneria democratica roosveltiana.
    Non servono altre parole per definire lo schifo in cui stiamo come paese e sua classe dirigente

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