Roma, 30 nov – Un cambiamento? A metà, forse. Più che altro, la classica montagna che partorisce il topolino. Con il passare dei giorni si sgonfia sempre più la manovra economica, che da grimaldello per ribaltare il tavolo Ue sembra ormai essere diventata il cavallo di Troia con cui Bruxelles continua a stringere i suoi lacci.

Quota 100 e reddito di cittadinanza. Come previsto, è su questi due temi che si gioca la partita con la Commissione. Mica poco, dato che rappresentano i due cavalli di battaglia rispettivamente di Lega e M5S.

Le due misure saranno sicuramente presenti in manovra, questo è fuori discussione. Resta però da vedere “come”. Se inizialmente sembravano essere la vera novità della strana compagine di governo, via via che si limano i dettagli – e gli scontri con Juncker, Moscovici e soci – perdono progressivamente sia di risorse che di importanza. Diventando infine la brutta copia di loro stesse.

Partiamo dalla riforma delle pensioni. Carissima a Matteo Salvini, che da anni si batte contro “l’infame Fornero”, l’idea era quello di arrivare alla cosiddetta “quota 100” come somma di età anagrafica ed anzianità contributiva. Le indiscrezioni di qualche giorno fa stanno però prendendo corpo. E oggi balena perfino l’ipotesi che l’intervento arriverà, ma limitato ad un triennio. Una riforma tutto tranne che strutturale, per la quale in futuro dovranno dunque essere trovare risorse aggiuntive. Di ritocco in ritocco, anche per l’anno venturo la sua partenza sarà tutto tranne che in pompa magna. Fra decreti attuativi e finestre di uscita, le prime pensioni non saranno erogate nella migliore delle ipotesi prima della primavera. Se non addirittura dopo.

Discorso analogo per il reddito di cittadinanza, vero mantra pentastellato. Anche qui, la sua uscita dalle pagine della manovra è da escludersi. Di Maio ha assicurato che le tessere su cui gli assegni saranno caricati sono già in stampa. Resta da definire il “come” e soprattutto il “quanto”. Se infatti inizialmente si parlava di oltre 700 euro, le ultime notizie parlano di una somma che, stando ai calcoli del ministero dello Sviluppo, difficilmente supererà i 500 al mese.

Il combinato disposto degli “aggiustamenti” totalizza diversi miliardi di risparmi. Vale a dire ciò che chiede la Commissione Ue in termini di riduzione del deficit previsto nella nota di aggiornamento al Def. E che dà un senso all’ottimismo del ministro Tria sulle ampie possibilità che la procedura di infrazione venga archiviata.

Filippo Burla

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