Roma, 26 nov – Questione di decimali. Lo 0,2% del Pil, a voler essere precisi. E’ su questa cifra che si gioca la nuova partita governo-Ue sulla manovra. O meglio: è sulla riduzione del deficit, cavallo di battaglia dell’esecutivo gialloverde, che l’Unione Europea sta tentando di imporre la sua linea.

Il terreno di scontro, come noto, è sul rapporto deficit/Pil. Pur non sforando i noti parametri imposti dai trattati, la Commissione chiede che venga ridotto dal 2,4% indicato nella nota di aggiornamento al Def. Se Lega e M5S difendono la manovra attribuendo alle politiche espansive capacità di stimolare la crescita, tale ricostruzione non è condivisa da Bruxelles. Dubbi sulla capacità, ad esempio del reddito di cittadinanza, di spingere il Pil all’insù ve ne sono, indubbiamente. Dall’altra parte, la testardaggine con cui l’Ue continua ad imporre il paradigma dell’austerità rimane comunque indifendibile.

Al netto delle querelle tecnica, ciò che conta è il dato politico, perché il pressing di Juncker e soci sembra aver fatto le prime brecce. Stando ad alcune indiscrezioni, infatti, la manovra potrebbe sì dare il via a reddito di cittadinanza e quota 100, cari alle due compagini della maggioranza. Purtuttavia, la loro introduzione potrebbe in qualche modo “slittare”. Salvini assicura che quota 100, la riforma pensionistica che dovrebbe mandare in soffitta una parte dell’architettura della Fornero, partirà con l’inizio dell’anno nuovo. Ma se i primi lavoratori potranno accedere alle prestazioni Inps ad aprile, per i dipendenti pubblici se ne parlerebbe non prima dell’autunno. E sempre aprile sarebbe il mese indicato per l’avvio del reddito di cittadinanza.

Così facendo, il ministero dell’Economia guadagnerebbe mesi preziosi. Sufficienti a garantire un risparmio in manovra nell’ordine dei 4/5 miliardi, almeno per l’anno 2019. Somme che verrebbero dirottate verso investimenti che l’Ue ritiene più produttivi. Facendo così calare il rapporto deficit/Pil di quello 0,2% di cui si parlava in apertura. Percentuali da prefisso telefonico, certo. Ma che danno il senso di come, almeno a questo giro, la linea “battipugnista” in sede europea non sia in alcun modo capace di pagare.

Filippo Burla

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  1. Almeno cosi’ è chiaro chi comanda in Italia;non il popolo nè i suoi eletti ma burocrati stranieri non eletti da nessuno e burattini dei banchieri centrali stranieri proprietari delle banche centrali private tipo BCE e Bankitalia e della maggioranza delle banche in Europa.Questi stampano e creano a costo zero ed esentasse il denaro che doverebbe generare solo lo stato e vivono riccamente alle spalle dei popoli che depredano con interessi illeggittimi e richieste di rimborsi di capitale che obbligano alla svendita dei beni pubblici e privati dei vari paesi

  2. L’Italia è una società per azioni a tutti gli effetti(é registrata in UK) e la sua struttura si comporta come tale. Per assurdo noi che ci siamo dentro non abbiamo diritti perché siamo persone giuridiche, e chi arriverà oggi col canotto non avendo identità sarà considerato essere umano godrà appieno dei diritti a noi negati…

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