Roma, 23 feb – La recente multa comminata a Ryanair e WizzAir per le nuove regole sul bagaglio a mano a pagamento è solo l’ultima vicissitudine che tocca le compagnie aeree low cost. Dominatrici del mercato e capaci di rivoluzionare totalmente il trasporto aereo, oggi sembrano tuttavia mostrare più di qualche difficoltà.

Tutti i fallimenti

Ormai non si contano più le compagnie aeree low cost fallite nel corso degli ultimi anni. Era il 2017 quando l’inglese Monarch Airlines lasciò, da un giorno all’altro, più di 100mila passeggeri a terra. Nell’ottobre 2018 venne seguita dalla cipriota Cobalt Air e dalla danese Primera Air, nota per aver tentato di espandere il modello “no frills” anche alle rotte transatlantiche. Risale invece ad inizio mese la bancarotta di Germania, prima “vittima” del nuovo anno.

Insieme alle low cost, sono 10 le compagnie aeree che dal 2017 ad oggi hanno chiuso i battenti. Ultima in ordine di tempo un’altra britannica: Flybmi ha cessato le operazioni sabato scorso.

Meglio non va per la regina indiscussa del mercato. Ryanair, dopo il profit warning sull’anno fiscale 2018-2019 ha infatti chiuso l’ultimo trimestre del 2018 con una perdita di 20 milioni nonostante ricavi e passeggeri in crescita. Il “rosso” è contenuto, ma indicativo se si pensa che era dal 2010 che il vettore irlandese non chiudeva i conti con il segno meno davanti all’ultimo rigo di bilancio. Problemi anche per la scandinava Norwegian Air, alle prese con una pesante situazione debitoria.

Carburante e non solo

A pesare sui bilanci è, in prima battuta, il costo del carburante. Con il valore del petrolio in netto recupero rispetto ai minimi del 2016, molte compagnie hanno dovuto fronteggiare rincari considerevoli. Sufficienti, in alcuni casi, a spiazzare le compagnie più giovani o quelle che hanno deciso di tentare l’avventura del low cost sul lungo raggio.

L’andamento delle quotazioni del cherosene non è però l’unico grattacapo. Dal lato dell’aumento dei costi hanno fatto capolino anche le recenti grane sindacali che hanno portato, ad esempio, Ryanair a rivedere le proprie politiche del personale. E con un mercato – specialmente dei piloti – in ripresa dopo anni di sostanziale immobilismo, sono arrivate le rivendicazioni salariali o, in altri casi, il fuggi fuggi generale. Con il risultato di dover arrivare a cancellare migliaia di voli già programmati.

Ulteriori problematiche riguardano lo strapotere delle compagnie, sul quale da tempo gli enti regolatori hanno acceso più di un faro. Parliamo dei finanziamenti che a pioggia investono le low cost per “invogliarle” a scegliere specifici scali aeroportuali, i quali in collaborazione con le amministrazioni locali staccano generosi assegni al fine di mantenere i voli in loco. Una pratica che si può definire tutto tranne che “di mercato” e che conferisce a Ryanair e socie una posizione dominante che non si fanno remore a sfruttare. Abuso che ha conferito loro una sorta di delirio di onnipotenza, come si è potuto vedere dal già citato, paradossale caso della vicenda dei bagagli a mano. Il quale malcela tutta una serie di difficoltà che i vottir dovranno affrontare se non vorranno essere inghiottiti da quel mercato che loro stessi pensavano di aver scardinato.

Filippo Burla

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