Roma, 10 giu – Il Misery Index (MI) di aprile si è attestato su un valore stimato di 18,1 punti, in crescita di quattro decimi di punto rispetto a marzo. Questo è quanto emerge da un recente studio di Confcommercio. Un dato che non sorprende in quanto è in linea con quanto rilevato negli ultimi mesi. Qualche variazione si è registrata solo sul versante dei prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto, la disoccupazione estesa è sostanzialmente stabile da un semestre.

Prima di analizzare nel dettaglio i numeri che vengono fuori da questo rapporto, è utile fare qualche precisazione di carattere teorico. Il MI è un indice economico, creato dall’economista Arthur Okun, basato sulla somma del tasso d’inflazione e del tasso di disoccupazione. Nello studio effettuato dagli esercenti italiani, il Misery Index è calcolato in modo da leggere con maggiore precisione la dinamica del disagio sociale, misurato in una metrica macroeconomica. Le due componenti sono il tasso di disoccupazione esteso, definito più sotto, e la variazione dei prezzi dei beni e dei servizi acquistati in alta frequenza (fonte Istat): le dinamiche di prezzo di questo paniere dovrebbero influenzare in modo più diretto la percezione dell’inflazione da parte delle famiglie, correlandosi direttamente con le preoccupazioni (disagio) in merito al proprio potere d’acquisto. In pratica questo indice cresce quando le scarse prospettive di guadagno si riflettono in una contrazione dei consumi.

Tornando al rapporto di Confcommercio il dato di aprile conferma le difficoltà, già segnalate in passato, di incidere significativamente e strutturalmente sull’area del disagio sociale in assenza di un’evoluzione più dinamica del mercato del lavoro. Se aumentano gli occupati ma diminuiscono le ore lavorate ci sono sempre meno soldi da spendere. Una conferma ci giunge anche dalla quinta Nota Mensile sull’andamento dell’economia italiana dell’Istat. Secondo l’Istituto, ad aprile si evidenzia un aumento dell’occupazione (+0,3% rispetto al mese precedente), trainato dai dipendenti a tempo determinato e dagli indipendenti, mentre il tasso di disoccupazione rimane stabile all’11,2%. Un dato questo che si riflette anche nella propensione al consumo delle famiglie. L’inflazione, infatti, seppur in lieve crescita, si mantiene comunque inferiore a quella dell’area euro.  Un risultato frutto anche della stagnazione che coinvolge l’intero sistema paese. Nel primo trimestre del 2018, infatti, l’economia italiana registra una decelerazione, caratterizzata dal contributo negativo alla crescita della domanda estera e degli investimenti. Il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,3% su base congiunturale, in leggera decelerazione rispetto a quanto registrato nel trimestre precedente (+0,4%). Ad aprile, le esportazioni verso i paesi extra-Ue hanno registrato una contrazione (-0,9% rispetto al mese precedente), seppure meno intensa di quella dei mesi precedenti. Tradotto continuiamo a crescere meno delle altre nazioni europee.

In sintesi, il Misery index e i numeri forniti dall’Istat ci confermano che continuiamo a galleggiare nella stessa malsana palude della decrescita infelice.

Salvatore Recupero

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