Roma, 7 lug – Sentiamo spesso parlare delle fluttuazioni di prezzo del petrolio, termini inglesi come WTI o Brent Crude Oil vengono usati sovente anche al di fuori delle sale di contrattazioni di materie prime, ma è quando ci rechiamo presso un distributore di benzina che spesso ci chiediamo in che modo il costo di un barile di greggio può impattare nella nostra vita.

Cerchiamo di capirne le complesse dinamiche andando a ripercorrere la storia della produzione di petrolio e di come nel tempo vari fattori hanno influenzato il suo prezzo.

Le prime trivellazioni

Nel 1859 a Titusville, Pennsylvania, in un mercato energetico dominato dal carbone avvenne tra lo scetticismo generale la prima trivellazione ufficiale ad opera della Seneca Oil Company, che per prima pensò che il petrolio potesse avere un uso e degli sbocchi commerciali.

All’epoca nessuno considerava la possibilità di estrarre petrolio dal sottosuolo ma presto si aprì la caccia a quello che venne definito “l’oro nero” ed in quegli stessi anni si creava la Standard Oil, una compagnia fondata da John D. Rockfeller che divenne in seguito l’uomo più ricco del mondo.

In quegli anni il prezzo del greggio era altamente volatile per via di metodi di estrazione poco efficienti e per l’assenza totale di economie di scala, e variava facilmente da 10 a 120 dollari al barile (in termini attualizzati).

Solo con la scoperta nei primi anni del 1900 di grandi giacimenti in Texas, in Persia (l’attuale Iran) e in Arabia Saudita, accompagnata da un miglioramento delle tecnologie di estrazione e trasporto, che vi fu un sostanziale miglioramento dell’offerta di petrolio e allo stesso tempo l’evoluzione bellica con lo scoppio della prima guerra mondiale, diede un impulso importante anche dal lato della domanda di questa materia prima.

La fine del dominio Usa e la nascita dell’OPEC

Possiamo dire che fino alla metà del ventesimo secolo gli Stati Uniti non solo erano il paese che produceva più petrolio al mondo, ma anche quello che ne controllava anche il prezzo in maniera quasi monopolistica.

Le compagnie anglo americane esercitavano infatti un controllo assoluto sulla estrazione e commercializzazione del petrolio nella quasi totalità dei paesi mediorientali, stabilendo in maniera univoca e unilaterale la quantità di barili da produrre ed il prezzo da pagare ai paesi produttori. La comprensibile insoddisfazione di questi ultimi portò l’Iraq nel settembre 1960 a convocare una riunione per discutere di politiche comuni e strategie al fine di difendere gli interessi dei paesi produttori.

Nasce così il 14 settembre 1960, a Baghdad, l’OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries) ovvero l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, che all’inizio era composta da 5 membri: Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela; costituendo di fatto un cartello avente lo scopo di decidere la quantità di barili di petrolio da produrre ed il loro prezzo.

Un anno chiave che ha di fatto rappresentato la svolta nel mercato petrolifero è stato il 1973. In seguito alla guerra dello Yom Kippur ed al sostegno statunitense ad Israele, l’OPEC decise per rappresaglia di fermare le esportazioni di petrolio verso gli Usa causando un effetto a catena che in realtà coinvolse gran parte del mondo occidentale. Questo evento sancì in maniera definitiva il passaggio del controllo del prezzo del petrolio dagli Stati Uniti all’OPEC e cosa ancora più importante rese quello petrolifero un mercato controllato dall’offerta piuttosto che dalla domanda.

L’Opec, che ad oggi ha raggiunto i 14 paesi membri, controlla il prezzo del greggio fondamentalmente a causa di tre fattori:

  • L’assenza di una alternativa economicamente efficiente al petrolio nel mercato dell’energia;
  • La presenza nei paesi membri del 75% delle riserve mondiali conosciute di petrolio;
  • Un costo di estrazione clamorosamente più basso rispetto ai paesi che non fanno parte dell’organizzazione.

Se nel mondo vi è un eccesso di offerta di petrolio, l’Opec taglia le quote di produzione, se invece vi è maggiore richiesta l’organizzazione agisce sul prezzo, alzandolo, cercando di mantenere stabili i livelli di produzione.

Il prossimo futuro del petrolio

E’ curioso notare come tra le 10 nazioni più importanti nella produzione di petrolio, ve ne siano 5 che non fanno parte dell’Opec, ovvero la Russia, gli Stati Uniti, la Cina, il Canada e il Messico; ma a causa della loro fortissima domanda interna non hanno alcuna capacità di esportare ed anzi sono costretti ad importare quote variabili di petrolio, rendendoli di fatto paesi ininfluenti nella determinazione del prezzo.

Il controllo dell’Opec sul prezzo del petrolio potrebbe essere a rischio nel medio periodo. La scoperta della possibilità di estrarre petrolio in maniera non convenzionale dalle rocce di scisto bituminoso in Nord America ha aiutato gli Stati Uniti a raggiungere dei volumi record di produzione.

Nel 2018 la produzione americana è stata di 10 milioni di barili al giorno, portando gli Stati Uniti ad eguagliare e spesso a superare l’Arabia Saudita come maggiore produttore mondiale.

Non è escluso tuttavia che si possa continuare anche in futuro con una sorta di tacito accordo tra gli Usa e l’Opec (ed in particolare proprio l’Arabia Saudita) volto da una parte a tenere alto il prezzo del petrolio, e dall’altro a far coincidere gli interessi finanziari degli stati del golfo, con quelli politico economici degli americani.

Avendo dei costi di produzione bassissimi i paesi arabi hanno tutto l’interesse a far durare più a lungo possibile le loro scorte, e mettendo limiti alla produzione potranno comunque accumulare immense ricchezze, considerando che spesso l’industria petrolifera rappresenta l’unica fonte di entrata per quelle nazioni.  Allo stesso modo gli Usa, pur avendo delle riserve relativamente basse e costi di molto più alti, continueranno a tenere altissimi i livelli di produzione in modo da raggiungere la quasi totale autosufficienza energetica e ad essere così liberi di agire nel Medio Oriente senza sottostare a fastidiosi ricatti da parte delle nazioni meno accomodanti.

Claudio Freschi

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here