Budapest, 9 mar – Et ventis adversis: perchè, nonostante i venti contrari dell’opinione pubblica e media mainstream, l’Ungheria di Viktor Orban continua a “vincere e convincere”.

La Flat tax di Orban

Grande successo, infatti, per la flat tax in salsa ungherese: l’economia vola e i numeri parlano chiaro. Al punto che il regime fiscale proposto dal governo è diventato come il miele per le api dei vari imprenditori ungheresi e non. Molti gli italiani: sempre più aziende del nostro Paese, attratte dalla “tassa piatta” targata Orban, stanno trasferendosi a Budapest a ritmi letteralmente serrati (come documenta Il Sole 24 Ore).

I motivi che portano ad investire in terra straniera sono soprattutto una tassazione al 9% per le società dal 2017 e del 15% per le persone fisiche dal 2011. Prevedibile l’ira di Bruxelles: da tempo l’Unione europea accusa infatti l’Ungheria di “aver messo in atto una politica molto aggressiva sotto il profilo fiscale a scapito degli altri Paesi dell’Unione europea stessa”. La replica di Orban è una sostanziale indifferenza, avallata da riscontri oggettivamente positivi. La sfida nei confronti del regime fiscale europeo procede imperterrita.

Sempre più aziende italiane

Per quanto concerne il nostro Paese, sempre Il Sole 24 ore riscontra che “ogni giorno in Ungheria nasce una società a capitale italiano. A farla da padrone sono le attività commerciali all’ingrosso e al dettaglio (circa un terzo del totale). A ruota le attività immobiliari (le società sono oltre 400), manifatturiere (oltre 300), professionali e via di questo passo”. I calcoli forniti dal gruppo Itl (che supervisiona le aziende italiane in Ungheria) parlano di “2.875 aziende italiane che contano 26.097 dipendenti e un fatturato di oltre 3,4 miliardi di euro. Le aziende con oltre 250 dipendenti assunti sono 16 e hanno un totale di 13.710 lavoratori subordinati. Il resto, piccole e piccolissime imprese che lavorano fra Budapest e altre province  e che aumentano a un trend impressionante: 25-30 al mese”. Il tutto è da attribuire al sistema fiscale favorevole: negli ultimi 22 anni le aliquote sul reddito d’impresa sono passate dal 18% al 9%.

A questo dato positivo si aggiunge una politica di innovazione e crescita infrastrutturale di cui sta beneficiando l’intero Paese. E il rischio di evasione fiscale? Pressocché nullo e per un duplice motivo: si paga poco e lo Stato effettua un controllo capillare ed efficace che, conseguentemente, produce dissuasione verso il potenziale evasore. L’Ungheria sovranista di Orban dà fastidio poiché virtuosa e vincente: e tutto ciò, anche “con i venti contrari”.

Chiara Soldani

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Commenti

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3 Commenti

  1. scusate ma questo è atteggiamento trinariciuto: ma la delocalizzazione non era un male?se delocalizzo in Romania sono cattivo ma se demoralizzo in Ungheria va bene???

  2. Orban ha una grande fortuna, ovvero un paese dove la ignobile e obesa burocrazia nostrana non esiste, né come numero di dipendenti né come criminale invasività nella vita delle persone comuni e perbene…………per cui, ridurre le tasse in un paese snello e con ingenti semplificazioni per le imprese , provoca inevitabilmente l’arrivo di migliaia di investitori………. in Italia…….????…….. Siamo ricchissimi di fecciaglia , comunistoide o negroide che sia,siamo in un paradiso terrestre al contrario , con vagonate di parassiti nullafacenti che riempiono caldissimi e comodissimi uffici……….ma dove vogliamo andare…….??? Siamo un paese dove mancano i postini, gli infermieri, i docenti preparati, i tecnici specializzati……….però abbiamo grazie al pd un milione di africani sul groppone………che non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera ……… scordavo…….abbiamo “ottimi” artisti, dal rap al trap e vi è una forte presenza di associazioni pro ong e dedite alla mediazione culturale per favorire, ovviamente, i migranti ed i rom ……….che enorme ricchezza………..e sti cazzi.

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