Villanova d’Albenga, 24 nov – Piaggio Aerospace chiede aiuto al governo per non chiudere i battenti. In una nota il consiglio d’amministrazione dell’azienda aereonautica ha fatto sapere di aver assunto “la difficile decisione di presentare istanza al ministero dello sviluppo economico per accedere alla procedura di amministrazione straordinaria (legge Marzano), considerato lo stato di insolvenza della società”. L’esito delle procedure arriverà a giorni. Con 438 milioni di perdite accumulate e 1200 dipendenti tra Villanova d’Albenga e Genova il rischio del commissariamento è altissimo. In ballo c’è il destino di oltre seicento lavoratori che potrebbero finire in cassa integrazione. Il problema, però, non è solo di natura occupazionale. Piaggio Aerospace è leader nel settore delle produzioni aereonautiche. La chiusura o il ridimensionamento degli stabilimenti di Villanova d’Albenga e di Genova rappresenterebbe un duro colpo per l’Italia.

C’è anche un altro aspetto che non può essere sottovalutato: l’azienda ligure rappresenta l’ennesimo caso di imprese italiane sedotte e abbandonate da grandi gruppi finanziari. Vediamo perché. Correva l’anno 1884 quando Rinaldo Piaggio fondava a Sestri Levante la sua azienda. Nei primi anni il principale settore d’attività era la produzione di materiale ferroviario. Negli anni venti avvenne la svolta e cominciò la produzione dei primi motori per aeromobili. Nel secondo dopoguerra l’azienda divenne famosa per aver brevettato la Vespa. Nel 1964 le due divisioni si scindono in due società distinte: la produzione aeronautica prosegue nello stabilimento di Sestri Ponente con il nome di Industrie Aeronautiche e Meccaniche Rinaldo Piaggio, mentre quella motociclistica proseguirà nello stabilimento di Pontedera. Gli anni ottanta e novanta furono caratterizzati da alti e bassi anche se arrivarono le prime importanti commesse a livello internazionale. Nel 2006 qualcosa cambia gli assetti azionari: viene annunciato l’ingresso nel capitale azionario della Mubadala Development, società di investimenti del governo di Abu Dhabi, con una quota del 35%. Otto anni dopo lo stesso fondo sovrano aveva completato la sua scalata essendosi impossessata del 98,05% del capitale sociale. In pratica un’azienda italiana che opera nel settore della difesa finiva in mano ad un capo di stato straniero. Il Mubadala Development, infatti, è presieduto dallo sceicco Mohammed Bin Zayed Al Nayan, principe ereditario di Abu Dhabi e vicecomandante delle Forze Armate.

E veniamo ai giorni nostri. Il cda di Piaggio Aerospace chiede aiuto al governo spiegando che: “Nonostante l’impegno e il duro lavoro di tutti i dipendenti, così come il significativo supporto finanziario sostenuto dal socio nel corso degli anni, le assunzioni fondamentali del piano di risanamento approvato nel 2017 non si sono concretizzate. La continua incertezza e le attuali condizioni di mercato fanno sì che la società non sia più finanziariamente sostenibile”. La gestione emiratina, dunque, si è rivelata disastrosa. I sindacati sono sul piede di guerra e proclamano uno sciopero per lunedì prossimo. Ora, però, la vera partita si gioca a Roma. Sulla vertenza pesa la necessità di sbloccare la commessa sui droni e avere un piano industriali di garanzie occupazionali.  Il ministro della Difesa Trenta deve far digerire ai parlamentari del Movimento 5 Stelle una spesa militare di oltre 700 milioni. Se l’accordo non venisse raggiunto gli arabi potrebbero smontare le loro tende ed investire altrove. Si tratta di una vicenda complessa ed emblematica al tempo stesso. Per questo, non esistono soluzioni semplicistiche. Anche se un insegnamento da questa vicenda lo possiamo trarre: lo strapotere dei grandi gruppi finanziari in Italia ci rende una nazione debole e ricattabile.

Salvatore Recupero

Commenti

commenti

2 Commenti

  1. Poteva essere più coraggioso questo interessante articolo……… Tutti sappiamo come la sinistra abbia venduto, distrutto, indebolito e annientato il nostro sistema aeronautico/ industriale provocando danni enormi e svendendo un patrimonio di conoscenze tecniche gigantesco…………qualcuno potrebbe cominciare a fare anche qualche nome e cognome di tali deiezioni comunistoidi, ovvero mandanti e carnefici , ignobili raccomandati e parassiti nullafacenti che hanno buttato nel fango tutti gli asset tecnici e progettuali ancora validi………la tipica latrina sinistra.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here