Pil Italia terzo trimestre
Terzo trimestre: Pil al di sotto delle aspettative ad un magro +0.2%

Roma, 13 nov – I dati dei primi due trimestri erano stati, a loro modo, incoraggianti. Il terzo trimestre si chiude invece con qualche preoccupazione in più. La ripresa c’è, al momento non si può dire altrimenti. Ma di che tipo?

Italia: Pil terzo trimestre sotto le attese

Secondo i dati appena comunicati dall’Istat, le stime preliminari sul Pil hanno segno positivo a +0.2% rispetto al periodo precedente, ma progressivamente in calo e comunque al di sotto delle aspettative. Fra gennaio e marzo si era sfiorato il mezzo punto percentuale, nel trimestre successivo una piccola contrazione a +0.3%, fino all’attuale terzo quarto dell’anno dove le speranze vengono ridimensionate.

L’aumento rispetto al 2014 è del +0.9%, cifra che gli analisti stimano possa valere per l’interno 2015. Questione di decimali comunque, quando in realtà servirebbero numeri molto più corposi per parlare di vera e propria ripresa e ricominciare il recupero del tanto terreno perso in questi anni.

Domanda estera in calo

A pesare, così come nel caso della Germania, è anche per l’Italia il calo della domanda estera, compensata non a sufficienza da quella interna pur in aumento. “Dal lato della domanda – spiegano infatti dall’Istat – vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e uno negativo della componente estera netta”.

Il fatto di scontare le stesse problematiche della (fu?) locomotiva d’Europa porta ad alcune necessarie considerazioni. Anzitutto: l’aver investito sull’austerità e sulla svalutazione interna, come Berlino, sta pagando? Forse in termini di conti nazionali, ma aver compromesso la domanda interna – che cresce solo perché giunta al fondo del barile non può far altro che tentare di risalire – ha creato problemi che sconteremo in futuro. In secondo luogo, il Quantitative Easing lanciato da Draghi a marzo che effetti sta avendo? Per ora nulli, o almeno non commisurati all’impegno profuso. D’altronde, le banche ricominciano a prestare e a far girare l’economia solo quando le imprese ricominciano a chiedere prestiti. Ma, finché la domanda resterà al palo, non saranno modifiche allo Statuto dei Lavoratori o decontribuzioni ad invogliarle.

Filippo Burla

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