Roma, 23 giu – Banca d’Italia e Cassa Depositi e Prestiti. Ma anche reddito di cittadinanza e quota 100. Qualsiasi strada è lecita. E pur di raggranellare i miliardi necessari ad evitare la procedura d’infrazione per deficit eccessivo, il governo intende percorrerle tutte.

Quanto chiede l’Ue per evitare la procedura d’infrazione

Sono almeno 9 i miliardi che l’Ue richiede all’Italia in termini di aggiustamento di bilancio. Una cifra non indifferente ma necessaria, secondo Bruxelles, a ridurre il deficit al di sotto del 2,5% che si stima possa toccare alla fine dell’anno.

Pur contestando le metodologie di stima adottate dalla Commissione, il governo non sembra orientato a fare le barricate. La trattativa sarà lunga e porterà ad un probabile compromesso. Il quale, neanche a dirlo, vedrà in ogni caso l’Italia uscirne sconfitta.

L’assalto alla diligenza

Almeno in questa fase iniziale, l’esecutivo mette sul piatto non meno di 4/5 miliardi di assestamento dei conti. Il “pacchetto” si compone di maggiori entrate e minori spese, quasi un voler raschiare il fondo del barile per trovare le risorse da sacrificare sull’altare Ue.

Si parte con Banca d’Italia, che nell’ambito del Quantiative Easing è il soggetto che gestisce i titoli del debito pubblico acquistati sul mercato. Un’attività che genera utili miliardari, i quali per statuto vanno poi redistribuiti anche allo Stato. Se fino al 2012 la quota spettante a quest’ultimo era quasi simbolica (poche centinaia di milioni di euro l’anno), con la politica monetaria espansiva targata Draghi è schizzata da un minimo di 1,5 ad un massimo di 3,3 miliardi. Nel 2018 sono stati prudenzialmente iscritti in finanziaria 1,4 miliardi di “dividendo”, valore che potrebbe però salire a quota 5,7 miliardi.

C’è poi il capitolo Cassa Depositi e Prestiti, cui il governo (che è principale azionista) ha chiesto di distribuire ai soci l’intero risultato di esercizio. Se Cdp aveva previsto a maggio di staccare allo Stato 1,3 miliardi, a fine mese si terrà un’assemblea con all’ordine del giorno la proposta di un maxi-dividendo da quasi un miliardo in più di cui il ministero dell’Economia dovrebbe beneficiare per 800 milioni. A differenza di Banca d’Italia, tuttavia, qui si apre un altro discorso. Cdp è infatti il pivot di numerose operazioni di rilievo strategico – non ultima quella sulla fibra ottica – che necessitano di risorse non indifferenti. La richiesta di un dividendo extra significa privare Cassa di un’importante fonte di liquidità, con effetti che rischiano di riverberarsi a cascata.

Minori spese

Va decisamente meglio dal lato dei risparmi di spesa. Non si tratta in realtà di veri e propri tagli, bensì di una riclassificazione di risorse stanziate ma non utilizzate.

Si parla ad esempio di quota 100, che ha visto molte meno adesioni rispetto a quanto stimato (con valori tenuti già in origine prudenzialmente molto alti). Secondo l’Inps sarà possibile raggranellare almeno un miliardo di euro. Stesso discorso per il reddito di cittadinanza anche se qui non esistono stime precise, dato che non esiste un termine per la presentazione delle domande: gli eventuali risparmi si sapranno solo a consuntivo alla fine dell’anno. Quando però la trattativa per evitare la procedura d’infrazione sarà, in teoria, già terminata.

Filippo Burla

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