Roma, 02 giu – Si chiamerà Progetto Italia il nuovo polo delle costruzioni al quale sta lavorando il gruppo Salini Impregilo insieme a Cassa Depositi e Prestiti? Se ancora è troppo presto per dirlo, di certo le premesse ci sono tutte. Almeno questo è ciò che auspica Massimo Ferrari, dg del gruppo Salini, che in una intervista a Il Sole 24Ore illustra il suo piano.

La sfida di Progetto Italia

Progetto Italia è una sfida senza dubbio ambiziosa e non priva di rischi. Si tratta di creare un gruppo che entro il 2021 avrà ordini per 71 miliardi di euro, un fatturato di 12-14 miliardi, un ebit di 500-700 milioni e distribuirà dividendi a partire dal 2020.

Un’operazione che punta a salvaguardare 500mila posti di lavoro e generare un impatto sul Pil dello 0,3% l’anno. I soggetti coinvolti potrebbero essere Astaldi, Condotte, CMC ed altre realtà più piccole. Si tratta di aziende che in questo momento navigano in cattive acque. Salini Impregilo vuole essere il promotore di una cordata per risollevare tutte le imprese legate alle opere pubbliche.

Il settore delle infrastrutture in Italia, pur essendo in affanno, è strategico per l’economia. “Il fatturato è pari a 160 miliardi; ci sono 30 miliardi di infrastrutture pubbliche che valgono un milione di occupati. Ci sono 36 miliardi di progetti sbloccabili concentrati al Nord, ma anche al centro e al Sud. Di questi, 26 miliardi sono finanziati da Rfi e da Anas. Parliamo dello 0,2-0,3% del pil”. La crisi in questo caso potrebbe essere sfruttata per creare nuove opportunità. Ovviamente finora il progetto è solo sulla carta. Ma già la famiglia Salini si sta muovendo concretamente: ha presentato, infatti, un’offerta per Astaldi che prevede un aumento da 225 milioni. Inoltre, Ferrari nella sua intervista ricorda le offerte ai commissari di Condotte e l’interessamento per Cmc.

La crisi del settore: i casi Astaldi, e Cmc

Progetto Italia dunque potrebbe essere un’ancora di salvataggio per quelle imprese, anche di notevoli dimensioni, che hanno qualche problema con i loro creditori. A partire da Astaldi, che ha ripreso le trattative per la vendita della concessione per il ponte sul Bosforo a un gruppo di investitori cinesi. Come è già stato detto l’azienda naviga in cattive acque. Il colosso romano delle infrastrutture ha presentato al Tribunale della Capitale una richiesta di concordato preventivo.

Lo stesso discordo può essere fatto per Cmc. La Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna dal 7 dicembre scorso è anch’essa in concordato preventivo per la ristrutturazione del debito societario. La coop romagnola rischia di travolgere molti cantieri siciliani da cui dipendono 70 aziende appaltatrici e fornitori dell’isola e che vantano crediti da più di un anno, per lavori già effettuati, per quasi 50 milioni di euro. Non si tratta di una piccola realtà imprenditoriale, ma del quarto gruppo italiano nel settore delle costruzioni: ha 1.800 dipendenti in Italia e complessivamente 7 mila nel mondo.

Questi due esempi ci mostrano come in questo settore siano necessari dimensioni tali da poter creare delle economie di scala.

Un nuovo ruolo per Cassa Depositi e Prestiti

Tuttavia, la voglia di fare sistema degli imprenditori italiani non basta. Ed è per questo che probabilmente in Progetto Italia avrà un ruolo importante anche Cassa Depositi e Prestiti.

A tal proposito Ferrari ha sottolineato: “La matrice pubblica può avere un senso perché dà la stabilità di lungo termine”. Secondo il quotidiano Milano Finanza a Salini Impregilo andrà la scelta dell’amministratore delegato e del general manager, mentre Cdp potrà esprimere il presidente (scelto da una lista differente rispetto a quella dell’azionista di maggioranza Salini). Ma ciò che conta di più è che lo Stato torna ad essere protagonista, seppur in modo ancora embrionale. Se tutto andasse in porto, infatti, troverebbe piena attuazione il piano industriale 2019-2023 della società per azioni controllata dal Tesoro. Piano che prevede la creazione di un “acceleratore per le infrastrutture”, ovvero un’unità a sostegno della pubblica amministrazione per lo sviluppo dei piani infrastrutturali.

Progetto Italia potrebbe così essere l’occasione buona per passare dalle parole ai fatti. Anche perché pare che Cdp punti alla costituzione un comitato interno guidato dal presidente con poteri di indirizzo strategico e gestionali non consueti. Dunque, il progetto sulla carta c’è e potrebbe funzionare. Nella speranza che non si tratti dell’ennesima opera incompiuta.

Salvatore Recupero

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