Roma, 6 ago – Non solo redditi, Pil, investimenti. La lunga crisi iniziata nel 2008 ha mietuto un’altra celebre vittima: la capacità di prevedere l’andamento dell’economia. Con risultati spesso così drammatici da risultare quasi comici. Oppure talmente fibrillanti da suggerire anche ipotesi diverse, ma non per questo migliori. L’ultima curiosità in ordine di tempo riguarda lo stato di salute dell’economia tricolore. Stretti in una stagnazione secolare che ha fatto piazza pulita di qualsiasi possibilità di interpretare il suo andamento persino sul brevissimo termine, facciamo i conti quasi quotidianamente con indicazioni apparentemente contradditorie, ma che offrono la cifra dello stato in cui ci troviamo.

E’ così che possiamo assistere, nel giro di poche ore, alla diffusione di notizie che segnalano un qualche recupero della produzione industriale dopo i tonfi dei mesi passati mentre, allo stesso tempo, altre ricerche diffondono i risultati di sondaggi che parlano di imprenditori decisamente scoraggiati. Se, spiega l’Ista, “l’indicatore anticipatore ha interrotto la tendenza alla flessione in atto dalla fine dello scorso anno, prospettando uno scenario di lieve miglioramento dei livelli produttivi”, un’indagine della società di servizi al credito Intrum ha invece rilevato come, su 600 imprese italiane, il 65% creda che siamo già in recessione e solo il 10% è ottimista sul futuro.

Manovre fallimentari


Insomma, sarà recessione, stagnazione o qualcos’altro? La domanda, sia pur non del tutto peregrina, lascia un po’ il tempo che trova. E può offrire solo una risposta: comunque vada, nella migliore delle ipotesi sarà un anno buttato ad inseguire l’ennesimo, mesto zero virgola. Con la prospettiva di gettare alle ortiche anche il prossimo. Colpa anche e soprattutto di manovre – quella “del cambiamento” non fa eccezione – che, nonostante il cambio di segno nella compagine di governo, non hanno minimamente invertito la rotta dal sentiero dell’austerità.

Meglio non andrà con la nuova finanziaria, che già si preannuncia l’ennesimo gioco a somma zero tra misure potenzialmente interessanti (Flat Tax e salario minimo su tutte) e saldi di bilancio orientati al più rigoroso rispetto delle imposizioni di Bruxelles. Quelle stesse che, bloccando sul nascere ogni velleità su deficit e saldo primario (scommettiamo che il parametro-chiave per capire se la legge di bilancio è conforme al paradigma dell’austerità sarà ancora in avanzo?), di fatto azzerando qualsiasi discussione vuoi sul cuneo fiscale, vuoi sulla riduzione delle tasse, vuoi sugli investimenti pubblici. Un circolo vizioso che continuerà, senza via d’uscita, ad accompagnarci.

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. Se non usciamo velocemente dalla gabbia UE ed Euro, gli zerovirgola diverranno presto dei -1, -2, -3, …..e via così.

  2. Da quando nel 1992 furono svendute le banche pubbliche e banca d’Italia che producevano il denaro necessario per lo sviluppo del paese l’Italia dal 4o posto nei pnl mondiali è passata al 9o.La cosa è triste ma semplice da spiegare insieme alla svendita delle altre aziende pubbliche i cui profitti andavano allo stato cioè al popolo italiano cioè a NOI.
    Oggi dipendiamo da una BCE privata e da banche private che producono a costo zero ed esentasse il denaro e dobbiamo sottostare a tutte le loro direttive di austerità e recessione per ottenere l’elemosina.
    Il denaro è infatti creato in modo primario dalle banche centrali ma la creazione secondaria da parte delle banche tutte private è enorme; se deposito 10 mila euro in contanti qualsiasi banca puo’ subito dopo prestare 100 mila euro dato che deve tenere in contanti come riserva obbligatoria solo il 10% delle sue attività.Ha cosi’ creato dal niente 90 mila euro che riprenderà insieme agli interessi dal suo debitore.E a noi per rubarci a 2 lire le banche pubbliche ci dissero che il privato le gestiva meglio quando invece erano fonte di enorme ricchezza per il paese.Ricchezza che è stata oramai perduta e non si vedono politici abbastanza coraggiosi da opporsi a questi fortissimi poteri occulti della finanza mondiale
    che manovrano i loro burattini locali e i media per non farci prendere alcuna coscienza della rapina che ci hanno fatto

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