Roma, 6, mar – Al via il reddito di cittadinanza. La misura bandiera del M5S prende il via oggi. A partire da questa mattina, e fino al 31 marzo, tutti i potenziali beneficiari potranno fare domanda alle Poste, nei Caf oppure online andando sul portale dedicato www.redditodicittadinanza.gov.it (in questo caso solo se si è in possesso dello Spid, il sistema pubblico di identità digitale).

Tuttavia, restano ancora da risolvere nodi cruciali, come la questione dei navigator (i tutor nei centri per l’impiego), il pagamento del sussidio e soprattutto le coperture e i costi della misura.

Navigator: niente intesa con le Regioni

I navigator, ossia i tutor incaricati di seguire i beneficiari del sussidio nella ricerca di un’occupazione, che dovrebbero essere assunti da Anpal Servizi con dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa in prospettiva di una stabilizzazione, restano al palo.

Per assumere la platea di 6 mila persone a livello nazionale, infatti, serve un’intesa con le Regioni. Intesa che non è ancora stata trovata.

Inoltre, l’immissione di 6 mila navigator nelle amministrazioni locali rischia di mandare gli uffici nel caos. E neanche la proposta avanzata dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio di ridurre il numero del personale a 4.500 sembra convincere le Regioni.

La coordinatrice della commissione Lavoro della Conferenza delle regioni, Cristina Grieco, spiega che anche in questo caso sarebbe ”un esercito di precari che entrerebbe nei nostri centri con enormi problemi organizzativi”.

Le Regioni inoltre hanno bocciato le modalità di assunzione dei navigator, tramite il cosiddetto “quizzone”.

L’erogazione del sussidio

Altro problema non da poco riguarda i pagamenti. Chi sperava di ricevere la card con i primi soldi ad aprile resterà deluso. I Caf raccoglieranno le domande fino al 31. Poi queste saranno inviate dal 25 di marzo al 15 di aprile all’Inps che verificherà i requisiti nel giro di 10 giorni e dal 26 comunicherà, tramite email o sms, al cittadino se la domanda è stata accolta o rigettata.

Se accolta, il pagamento del reddito di cittadinanza non avverrà prima di maggio.

L’assalto alle Poste

Con la platea potenziale di cinque milioni di beneficiari c’è il rischio che gli uffici postali possano essere presi d’assalto, così come i Caf. Tutta questa gente, accalcandosi in massa alle Poste o nei centri di assistenza fiscale scatenerà il caos.

Poste si occuperà della raccolta delle adesioni mentre se ci sarà bisogno di integrazioni, queste saranno fornite dai Caf.

Nei giorni scorsi negli uffici postali è apparso inoltre un avviso alla clientela che invita a presentare le domande basandosi sull’ordine alfabetico. Da oggi si inizia quindi con le lettere “A” e “B” per terminare con “S” e “Z” mercoledì 13 marzo.

Solo un’indicazione, certo, visto che tutte le domande saranno accettate anche se il cliente dovesse presentarsi allo sportello in un giorno diverso da quello previsto da calendario.

Il patto per il lavoro

Una volta ottenuto il via libera al sussidio, entro 30 giorni il beneficiario viene convocato al centro per l’impiego dove sottoscrivere il patto per il lavoro. Per definire le linee guida del patto, però, oltre a un’intesa con le Regioni serve un decreto ad hoc.

Inoltre, ha rilevato l’Istat, solo un beneficiario su tre del reddito di cittadinanza sarà obbligato ad aderire al patto. Gli altri due potranno usufruire del sostegno economico senza alcun vincolo lavorativo.

I paletti per gli stranieri

Per concedere il reddito di cittadinanza agli stranieri esistono diversi paletti. Oltre al vincolo di residenza a 10 anni, una norma approvata in Senato prevede l’obbligo per gli stranieri che vogliono accedere al reddito di fornire una certificazione, rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, sui requisiti di reddito e patrimoniali e sulla composizione del nucleo familiare. Esclusi i soggetti aventi lo status di rifugiato politico.

Penalizzate le famiglie numerose

A lanciare l’allarme è stato prima l’Upb, l’Ufficio parlamentare di bilancio, poi l’Istat. La scala di equivalenza adottata dal reddito di cittadinanza svantaggerebbe le famiglie numerose. Secondo i calcoli dell’Istituto di previdenza, il 47,9% dei cittadini, circa 626 mila persone, che potranno accedere al reddito sono single. Seguono le coppie con figli minorenni a carico.

Costi alle stelle

Numeri alla mano (quelli dell’Istat), il costo a regime del reddito di cittadinanza potrebbe attestarsi a 6,6 miliardi di euro l’anno, per un totale di 1,308 milioni di famiglie coinvolte.

Al Mezzogiorno potrebbero essere interessate alla misura 752 mila famiglie, il 9% del totale delle residenti (su un 10,3% in stato di povertà), una percentuale assai superiore a quella delle famiglie coinvolte al Centro (il 4,1%, pari a 222 mila famiglie) e al Nord (333 mila, ovvero il 2,7%). In totale il reddito potrebbe riguardare 2,706 milioni di persone, con un importo medio per famiglia di 5.045 euro, più alto al Sud (5.170 euro) e più basso al Centro (4.912 euro) e al Nord (4.837 euro).

Il problema dei “furbetti”

Mentre la Sicilia annuncia tempi duri per i “furbetti”, con la creazione di una black list di chi ha manifestato propensione a intercettare provvidenze pubbliche simulando il suo stato economico, verificare quali spese vengono sostenute con il prelievo in contanti (tra cui potrebbe rientrare il gioco d’azzardo) sarà un bel problema.

Così come sarà difficile attuare i controlli per verificare le truffe da parte di chi non ha diritto al sussidio.

Il grosso dei soldi andrà al Sud

Si rischia di avere un’Italia divisa a metà con il reddito di cittadinanza, lo rileva l’Upb. Il 56% per cento dei nuclei beneficiari, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, è residente al Sud e nelle isole, mentre circa il 28 per centro è residente nel Nord.

“A fronte di un’elevata copertura della povertà a livello nazionale (72,5% rispetto alla platea potenziale dei nuclei familiari, 71,4% del totale degli individui), l’allineamento tra reddito di cittadinanza e povertà varia considerevolmente tra le diverse aree geografiche” è il rilievo mosso dall’Upb.

Ok alla convenzione con i Caf

Sbloccata, invece, la questione della convenzione con i Caf dopo il via libera da parte della Consulta all’ipotesi d’intesa con l’Inps, raggiunta venerdì scorso. I centri di assistenza fiscale, dunque, sono pronti a dare il loro contributo di assistenza sulle domande per accedere al reddito di cittadinanza e sull’Isee a partire da oggi.

Ludovica Colli

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Commenti

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2 Commenti

  1. Domanda :che vincoli ci sono rispetto a norme sanitarie mascherate da requisiti improrogabili? In pratica, che è sta storia che se non vaccini i figli non ti danno i soldi?

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