Roma, 29 set – La Manovra del Popolo, come la chiamano i 5 Stelle, si può fare soltanto con il deficit al 2,4%. Perché per le misure e le politiche economiche del governo Lega-M5S servono circa trenta miliardi, a fronte di meno di una decina in cassa. La manovra in deficit ha scatenato la reazione dei mercati, con lo spread in aumento e Piazza Affari in calo. L’Ue dal canto suo ha annunciato sanzioni, perché se la legge di Bilancio arriverà a Bruxelles con questo sforamento dei vincoli, contro l’Italia sarà aperta una procedura d’infrazione. Il governo giallo-verde tuttavia è sereno, tira dritto e sostiene che “Ue e mercati se ne faranno una ragione”.
Ma vediamo quali sono le principali misure previste dalla manovra: un “rodaggio” iniziale della flat tax per oltre un milione di partite Iva ma anche e soprattutto del reddito e della pensione di cittadinanza, nonché nuova rottamazione delle cartelle, il superamento della legge Fornero sul fronte pensioni e un fondo da 1,5 miliardi per i truffati delle banche. A questo vanno aggiunti 12,5 miliardi per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia sull’Iva (ossia per evitarne l’aumento, come previsto da uno dei tanti “regali” del governo Monti). La manovra vale quindi circa 33,5 miliardi, di cui 27,2 in deficit.
Nel dettaglio, ci sarà una prima “tranche” da 10 miliardi del reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza. Secondo i calcoli dei 5 Stelle riguarderà 6,5 milioni di persone che ora sono sotto la soglia di povertà. C’è anche il via libera alle pensioni di cittadinanza, che fissa una soglia di 780 euro per le pensioni minime. Ci sarà anche un rafforzamento dei centri per l’impiego.
La cosiddetta flat tax (modello fiscale con aliquota fissa) comincerà dalle piccole imprese. Per loro è in arrivo un prelievo fisso del 15% che – secondo fonti della Lega – riguarderà oltre un milione di italiani. Di fatto è un ampliamento del fisco forfettario che include l’Iva: proprio per questo il beneficio nel 2019 per i contribuenti riguarderà l’imposta sul valore aggiunto per poi spostarsi nel 2020 sui redditi guadagnati. Per gli altri cittadini – si ipotizza nel Def – si arriverà alle due aliquote del 23% e del 33% a fine legislatura.
La possibilità di andare in pensione anticipatamente – attraverso un meccanismo di quota 100 (ossia, l’età del lavoratore sommata al numero di anni di contributi versati) – riguarderà almeno 400 mila persone e – secondo Lega e 5 Stelle – si tradurrà in altrettanti posti di lavoro per i giovani.
La quota 100 tra età e contributi per andare in pensione nel 2019 dovrebbe avere un doppio paletto con l’età minima a 62 anni e i contributi a 38 anni. E’ allo studio anche la possibilità di bloccare l’aumento dell’aspettativa di vita di 5 mesi per le pensioni anticipate previsto per il 2019. In pratica quindi nel 2019 si potrà continuare ad andare in pensione indipendentemente dall’età avendo 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 3 mesi per le donne) invece che 43 anni e 3 mesi.
Aumentano i fondi per i cittadini che sono stati truffati dalle banche. Inizialmente si ipotizzava un fondo di 500 milioni, ma a quanto pare il governo avrebbe trovato 1,5 miliardi per un fondo ad hoc alimentato dai conti dormienti.
L’accordo di governo contiene infine il provvedimento per la cosiddetta pace fiscale che prevede la chiusura delle cartelle Equitalia e che avrà un impatto una tantum sui conti. Il tetto della pace fiscale dovrebbe essere 500 mila euro.

Alberto Palladino

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