Roma, 31 ago – Un altro tassello dell’universo Fiat è destinato a lasciare la galassia della famiglia Agnelli. Parliamo di Iveco, società leader mondiale nella costruzione di veicoli industriali e autobus, che si prepara allo scorporo dalla controllante Cnh Industrial.

Iveco: una storia di successo

Industrial Vehicles Corporation (questo il nome per esteso di Iveco) è stata fondata nel 1975 dall’unione di cinque diversi marchi di diverse nazioni. Fra essi, in posizione di preminenza, anche Fiat Veicoli Industriali.


Da allora le vicende della società hanno seguito quelle di quest’ultima, pur rappresentando una sorta di “unicum” – e di grande successo – rispetto alle vicissitudini finanziarie di Fiat. Ivi compresi gli stravolgimenti societari degli ultimi anni, con Iveco finita all’interno del perimetro di Cnh industrial quando, nel 2012, venne costituito il gruppo nell’ambito della riorganizzazione portata avanti da Sergio Marchionne.

Lo scorporo

Tramite lo scorporo, che stando ad indiscrezioni raccolte dall’Ansa potrebbe essere annunciato martedì prossimo, Iveco verrebbe separata dalla capogruppo Cnh Industrial con parte delle quote della prima a venire attribuite direttamente agli azionisti della seconda, che potrebbe comunque mantenere una percentuale.

Obiettivo dell’operazione è quello di rafforzare il bilancio del gruppo, facendo emergere il valore intrinseco di Iveco. Spinando peraltro la strada a possibili future alleanze: si parla già della tedesca (ma controllata dall’americana Paccar) Daf.

Spezzatino Fiat

Cnh industrial, che controlla il 100% di Iveco, è nata nel 2012 dalla fusione di due marchi, Cnh global e Fiat Industrial, sorto a sua volta per scorporo da Fiat Group. Una girandoli di operazioni societarie che, nell’ultimo decennio, hanno di fatto cucinato uno spezzatino.

Se infatti Cnh global e Fiat Industrial erano controllate al 100% da Fiat, con la nascita di Cnh Industrial la Exor, cassaforte di famiglia Agnelli, ha diluito la sua quota al 26,89% (ma con il 41,68% dei diritti di voto), lasciando il resto al mercato. Un percorso replicato un anno dopo con Ferrari, passata sotto la società di diritto olandese Ferrari N.V. che vede comunque Exor in maggioranza relativa. Se a questo aggiungiamo la cessione di Magneti Marelli e le mai sopite voci di una possibile fusione (che non sarà mai paritaria) tra Fiat e Renault, il quadro che ne esce per il futuro dell’industria automobilistica italiana è a tinte abbastanza fosche.

Filippo Burla

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