Fabriano (An), 23 apr – Oltre 230 anni di attività, che diventano più di 750 da quando, nel lontano 1264, a Fabriano cominciò la prima produzione di carta. Una storia ultracentenaria, destinata però a non parlare più italiano. Il prezzo? 600 milioni di euro: questo è quanto ha sborsato il fondo americano Bain Capital, colosso da 60 miliardi di dollari di investimenti in tutto il mondo.

Oggetto dell’acquisizione il gruppo veronese Fedrigoni, storica realtà della tradizione cartaria tricolore. Fondato nel 1717 – ma attivo come lo conosciamo oggi “solo” dal 1888 – ha vissuto il suo periodo d’oro fra gli anni ’60 e gli ’80, per poi assestarsi con il nuovo millennio. È del 2002 l’acquisto delle cartiere Miliani di Fabriano: “un atto di coraggio”, fu definito all’epoca. Coraggio ripagato, visto che nel 2006 sempre nelle Marche fu aperto un ulteriore stabilimento. Mentre si assisteva (e si assiste) alla progressiva dematerializzazione, il gruppo decide di puntare su innovazione e qualità, due caratteristiche che rendono la carta di Fabriano nota in tutto il mondo e prima scelta per studenti e artisti. E non solo: basti pensare che Fedrigoni è l’unico produttore italiano accreditato presso la Bce per la produzione della filigrana dell’euro.


carta fabrianoLe cifre del gruppo, d’altronde, non lasciano spazi a dubbi: 2700 dipendenti disseminati in 13 stabilimenti, 9 in Italia e 4 all’estero, un fatturato che supera il miliardo e 70 milioni di risultano netto. Numeri che non giustificavano alcuna crisi, sia pur nelle difficoltà del settore. Eppure l’offerta di Bain, giunta al termine dello scorso anno, è subito sembrata allettante: 600 milioni per il 90% del gruppo, mentre il restante 10% rimarrà nelle mani di un ramo della famiglia Fedrigoni. In questi giorni, ultima tappa del percorso, la definizione dell’accordo e il perfezionamento del passaggio di proprietà.

“La famiglia Fedrigoni, dopo 130 anni di presenza nell’industria cartaria, termina la propria missione alla guida dell’azienda. Tocca a me, in qualità di Presidente della Società, il commiato”, scrive il presidente Alessandro Fedrigoni in una lettera indirizzata ai dipendenti. “Condensare oltre un secolo di storia in poche righe – continua – è sempre impossibile, soprattutto nel nostro caso, perché molti eventi straordinari hanno accompagnato e indelebilmente segnato il percorso di vita di questa Azienda: guerre mondiali, crisi economiche, incendi, terremoti e molto altro, tutti eventi importanti e devastanti, dai quali, tuttavia, la famiglia, coadiuvata da tutti i collaboratori, ha saputo risollevarsi creando nuovo impiego e benessere per molte famiglie, tenendo con determinazione la “barra” ferma, senza chiedere mai aiuti esterni e seguendo una sola guida, quella del lavoro, nella sua espressione più nobile di solidarietà e rispetto fra gli uomini. Credo, anzi sono certo, di aver dato tutto me stesso, fino all’ultima mia risorsa, per contribuire al successo di questa società, con fiducia e collaborazione verso il mio staff e nel progetto dell’Azienda. Ho colto – conclude – l’eredità di mio padre, vero fondatore e fautore dello sviluppo e del successo della cartiera, fin dalla mia giovane età, ed oggi, dopo 53 anni di lavoro, all’età di 77 anni, lascio l’azienda in piena salute, con i bilanci più che positivi, i migliori della storia del nostro Gruppo e nel mio cuore, come sempre, piena fiducia nel futuro dell’azienda e dei suoi uomini”.

Filippo Burla

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