Roma, 30 set – I francesi di Crédit Agricole continuano ad accrescere il loro potere all’interno del sistema bancario italiano. Venerdì scorso, infatti, l’istituto di credito d’oltralpe ha comunicato di avere sottoscritto un accordo quadro con il Fondo interbancario di tutela dei depositi per l’acquisto di Cassa di Risparmio di Cesena, Cassa di Risparmio di Rimini e la Cassa di Risparmio di San Miniato. I francesi hanno rileveranno una partecipazione del 95,3% del capitale delle tre banche per un prezzo d’acquisto di 130 milioni di euro. L’acquisizione non verrà in maniera diretta c’è un passaggio intermedio su cui vale la pena soffermarsi. I tre istituti verranno ricapitalizzati per 470 milioni dal Fondo Volontario e ripuliti dai crediti deteriorati, circa tre miliardi a valore lordo, che saranno cartolarizzati per 2,7 miliardi, mentre altri 290 milioni saranno ceduti al fondo Algebris del finanziere Davide Serra (l’amico di Renzi).

In pratica le tre casse di risparmio verranno ripulite prima da ogni pendenza prima di passare all’istituto parigino. Inoltre, per rendere più allettante l’offerta sono previsti quattrocento prepensionamenti. Crédit Agricole in una nota ha dimostrato tutto il suo entusiasmo per l’esito dell’operazione: “Adesso le tre banche potranno disporre di una struttura finanziaria solida, condizione necessaria per tornare a svolgere il loro ruolo di accompagnamento allo sviluppo dei rispettivi territori, mentre Crédit Agricole partecipa al rafforzamento del sistema bancario italiano attraverso un’operazione capace di creare di valore nel lungo termine, nel rigoroso rispetto dei suoi criteri finanziari di investimento”. Dunque, dovremmo ringraziare Parigi per il “salvataggio” delle tre banche italiane? Sicuramente, sì, direbbero coloro che sono affetti da esterofilia acuta o da fede cieca nel libero mercato. Questa, però non è una bella notizia per chi crede che gli italiani debbano essere artefici del proprio futuro. Non è retorica nazionalistica. Basta leggere fino in fondo la nota della banca francese: “Quest’operazione permette a Crédit Agricole di aumentare la propria quota di mercato a livello nazionale (In Italia) dell’1%, di rafforzare il proprio ruolo di player di riferimento in Emilia-Romagna (crescita della quota di mercato dal 6% all’11%) e di rafforzare la propria presenza in Toscana (quota di mercato dal 2% al 6%) ”. Detto in altri termini: la terza banca francese per capitalizzazione (Crédit Agricole) amplia la propria sfera di influenza nel sistema creditizio italiano.

E non si tratta di un’eccezione. L’ombra francese si è proiettata presto anche nella finanza italiana, dove diverse banche negli anni hanno cambiato bandiera. A partire da Bnl, la Banca Nazionale del Lavoro che dal 2006 passa sotto il controllo di Bnp-Parisbas, che ne acquista il 48% da Unipol lanciando poi un’opa sul totale del capitale azionario. Anche Crédit Agricole si rende protagonista di un altro acquisto ghiotto. Dopo la fusione tra Sanpaolo Imi e Banca Intesa, nel 2007 Intesa Sanpaolo gli cede il controllo di Cariparma e Banca Popolare Friuladria. Nello stesso anno, Assicurazioni Generali cede il 100% di Nuova Tirrenia a Groupama per un controvalore di 1.250 milioni di euro, che comporterà per il gruppo una plusvalenza di circa 240 milioni. Recente anche la vendita di Pioneer che da Unicredit è passata nelle mani della francese Amundi per oltre 3,5 miliardi di euro.

Alla perdita di sovranità economica della nazione si aggiunge anche il tema della crisi delle banche locali. Un tempo cardine dell’economia del territorio, oggi sembrano solo il regno del malaffare. Tutti concordano sul fatto che la crisi ha principalmente fattori endogeni: troppi prestiti date alle persone sbagliate.  A rileggere la storia questa tesi sembra troppo fragile. La Cassa di Risparmio di Cesena, Cassa di Risparmio di Rimini e la Cassa di Risparmio di San Miniato sono in vita da più di centocinquanta anni. Sono sopravvissute a due conflitti mondiali, hanno sostenuto lo sviluppo dei loro rispettivi territori nella ricostruzione postbellica. Eppure oggi si sgretolano come castelli di sabbia per colpa dei crediti inesigibili. Difficile da credere. In realtà, dietro questi “salvataggi bancari” si cela la mano della grande finanza sta divorando ogni realtà economica non assimilabile al processo della globalizzazione economica.

Salvatore Recupero

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