tasse modello 730

Roma, 9 gen – Una situazione in bilico, sul filo del rasoio a furia di zerovirgola, stabilità, promesse e previsioni che alla fine cozzano sempre con i dati a consuntivo. Forse è espresso male, ma potrebbe essere il sunto della politica fiscale dei governi degli ultimi anni, da Monti a Renzi passando per Letta. Il leitmotiv è sempre il solito: il taglio delle tasse. Peccato che sul finire dell’anno, quando cioé si arriva a conoscere l’effettiva pressione fiscale che nei 12 mesi ha gravato sulle spalle degli italiani, le sorprese siano sempre amare. Così è stato nel 2015, così sarà molto probabilmente anche per il 2016.


Negli ultimi dodici mesi la pressione fiscale – rapporto fra gettito di tasse, accise, imposte, contributi previdenziali e il Pil – si è attestata al 43.7%, con una tendenza all’aumento registrata nell’ultimo trimestre che ha fatto segnare +0.1%. Aumento anche rispetto allo scorso anno, quando si era attestata al 43.4%. In ogni caso, è il picco dal 2012, quando il poco lusinghiero valore aveva toccato il 43.5%. Il mutato quadro economico, che beneficia del calo nel prezzo del petrolio, unitamente ai margini di flessibilità che Padoan riuscirà a strappare in sede Ue, potranno comunque portare alcuni benefici. Lo spiega la Cgia di Mestre: “Nel 2016 il fisco allenterà la morsa e, grazie soprattutto alla riduzione di imposte sugli immobili, consentirà alla pressione fiscale di scendere dello 0,6 per cento”, raggiungendo così quota 43.1%. Dietro l’angolo, tuttavia, fanno capolino alcune trappole: “Entro la fine di quest’anno – spiegano sempre dalla Cgia – il Governo Renzi dovrà trovare 15,1 miliardi di euro per “disinnescare” la clausola di salvaguardia introdotta con la legge di Stabilità 2015, altrimenti dal 2017 subiremo un forte incremento dell’Iva”. Il rischio, dunque, è che passato l’anno si debba tornare a fare i conti con tasse che non ne vogliono proprio sapere di scendere.

“Per l’anno in corso – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – il fisco ci concederà una tregua. Tuttavia, il carico fiscale rischia di tornare a crescere nelle regioni in disavanzo sanitario che, per sanare i conti, potrebbero essere tentate ad aumentare la tassazione locale. In attesa della riduzione dell’Ires dal 2017 e nella speranza che il Governo mantenga la promessa di ridurre l’Irpef dal 2018”.

Filippo Burla

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here