Roma, 12 giu – Nella notte sindacati e azienda hanno raggiunto un’intesa sul futuro dei lavoratori Tim. La cassa integrazione straordinaria di 12 mesi per 29.736 lavoratori è stata tramutata in solidarietà difensiva, mentre i circa 5.000 esuberi strutturali previsti sono stati completamente assorbiti dall’utilizzo di strumenti volontari di uscita con l’utilizzo di prepensionamenti. In tarda serata le parti sono state raggiunte dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, il quale ha fatto il punto sulla trattativa: “Ci siamo insediati da una settimana ereditando un problema che era già avviato ad una fase conclusiva. Ci sarà massima attenzione nel seguire le conseguenze di questo accordo, che dovrà essere approvato anche dai lavoratori con un referendum interno, un principio che sta alla base dei valori della forza politica che rappresento. Riteniamo importante che siano state accolte le richieste delle sigle sindacali e che l’azienda si sia resa disponibile ad accettare un compromesso. Soprattutto, siamo soddisfatti del fatto che ci sia la disponibilità a individuare una formula per azzerare gli esuberi e, in ultima istanza, utilizzare strumenti non traumatici così da evitare di far piombare i lavoratori in situazioni difficili. Ancora – conclude il vicepremier – è importante il fatto che saranno creati tavoli per valutare la buona attuazione dell’accordo. Oggi abbiamo affrontato e risolto uno degli aspetti del nuovo piano industriale dell’azienda, sarà nostra priorità verificare la sostenibilità di questo piano industriale collaborando con le parti”.

L’intesa raggiunta sarà posta ora all’attenzione dei lavoratori con apposite assemblee. Le uscite volontarie previste dall’accordo raggiunto stanotte su Tim da sindacati (hanno firmato tutte le organizzazioni di categoria: Uilcom Uil, Fistel Cisl, Slc Cigl e Ugl) e azienda – spiegano le organizzazioni sindacali – nel complesso sono potenzialmente 5.000 e saranno così articolate: circa 1.000 lavoratori saranno collocati in prepensionamento già nel 2018 con l’isopensione (ossia l’assegno di esodo: un trattamento a cui accede il lavoratore che sottoscrive un accordo di esodo con prepensionamento a carico dell’azienda. Dal momento in cui smette di lavorare fino a quando matura la decorrenza della pensione, percepisce un importo mensile pagato dall’ex datore di lavoro), nel biennio 2019-2020 potranno essere prepensionati i lavoratori che maturano il diritto a pensione entro il 31 dicembre 2024-2025 rispetto ad una base esodabile individuata di massimo 4.000 unità.
Altra intesa raggiunta: cigs di 12 mesi per 29.736 lavoratori a rotazione per 26 giornate anno su base mensile tramutata in “solidarietà difensiva” pari al 10% con lo stesso meccanismo di una tantum precedente.
Azienda e sindacati si sono impegnati poi ad aprire a settembre 2018 un confronto sulla contrattazione di secondo livello. I temi centrali, in questo caso, saranno: la situazione dei livelli inquadramentali, il part time, le dinamiche economiche e normative della parte on field e lo smartworking (orari elastici senza obbligo di lavorare in sede).

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