Roma, 3 giu – L’ultima in ordine di tempo è stata la Shell, che ha annunciato la scoperta di un maxi-giacimento di gas e petrolio in Albania. Si tratterebbe, stando alle prime notizie, della stessa formazione geologica sulla quale insistono i campi della Val D’Agri, l’«Arabia Saudita» italiana. E ci offre lo spunto per riflettere ancora una volta sull’assurda moratoria altrimenti nota come “blocca trivelle“.

Trivelle ferme

Varato nello scorso gennaio all’interno del dl semplificazione su pressione dei parlamentari pentastellati, l’emendamento ha bloccato il rilascio di nuove concessioni sia in mare che sulla terraferma, bloccandone a decine.


A poco è servito il parziale tentativo di superare le rigidità messo in campo in sede di decreto crescita dello scorso aprile, con tutte le istanze bloccate sul nascere. Decine sono stati così i permessi negati o sospesi – ultimo il niet all’espasione della piattaforma Vega di Edison al largo della Sicilia – per un danno alle società petrolifere che si stima possa ammontare ad almeno mezzo miliardo di euro. Con effetti a cascata sulle decine di migliaia di lavoratori impiegati nel settore e nel relativo indotto.

Non solo. A risentirne sarà anche il saldo energetico nazionale: se la moratoria sulle trivelle è stata pensata nell’ottica di una riconversione energetica, questa impiegherà non pochi anni (se non decenni) a prendere piede. Lasciandoci nel frattempo in un limbo, tanto più dal punto di vista della tutela ambientale.

Il gas dell’Adriatico in mani straniere

Il perché è presto detto: i giacimenti di gas e petrolio non seguono confini, né rispettano emendamenti e blocchi imposti dalla legge. Per cui, specialmente per quanto riguarda il ricco contesto dell’Adriatico, le nazioni della sponda orientale proseguono imperterriti nello sfruttamento dei campi di idrocarburi, anche se questi potrebbero benissimo essere gestiti anche dalle nostre acque territoriali.

Il mar Adriatico è uno dei bacini più sfruttati e più promettenti: ad oggi dai suoi fondali si estraggono quasi 3 miliardi di metri cubi di metano, ma con la possibilità di arrivare ad almeno 4. Eni, da parte sua, aveva annunciato 2 miliardi di investimenti ora congelati. Portando con sé anche qualsiasi speranza di ridurre la bolletta energetica e la nostra cronica dipendenza dalle importazioni.

Nel frattempo, invece, Albania, Croazia e persino il Montenegro spingo forte sull’acceleratore. Continuando a far macinare metri di prospezioni alle loro trivelle, che non hanno la benché minima intenzione di bloccare.

Filippo Burla

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