uber protestaRoma, 25 feb – Altro che lobby che (non) ci rubano il futuro, altro che concorrenza: gli italiani, nonostante la santa alleanza di giornalisti, commentatori e compagnia cantante, di libero mercato non ne vogliono sentire parlare. Sarà che le esperienze passate non hanno datto chissà che frutti (tutt’altro) ma la stragrande maggioranza dei nostri concittadini si schiera, nel caso specifico dello sciopero portato avanti contro Uber, dalla parte dei tassisti.

E lo fanno con percentuali quasi bulgare. Secondo un sondaggio condotto dall’Istituto Piepoli per La Stampa, il 71% degli italiani trova giusta la protesta dei tassisti mentre solo il 24%, vale a dire meno di un quarto, si dichiara contraria. La rilevazione è stata condotta a Roma, Milano e Torino, città fra le più colpite dallo sciopero, se il campione fosse stato maggiormente ampio i numeri avrebbero probabilmente potuto essere addirittura più alti. Le percentuali oscillano dal 62% di favorevoli a Roma al 76% di Milano passando per il 74% di Torino, segno che il disagio è quasi unanimemente diffuso. Addirittura a Milano i contrari risultano essere solo il 2%: qualsiasi soglia di sbarramento nemmeno li considererebbe.

Le liberalizzazioni dunque, nonostante giornalisti ed esperti d’economia evidentemente fuori dalla realtà e lontani dalle vere necessità dei cittadini, non convincono. Sarà che i precedenti – dalle privatizzazioni ai centri commerciali, dall’energia alle lenzuolate di Bersani – hanno lasciato dietro di sé esperienze decisamente fallimentari, ovviamente non per i pochi che hanno beneficiato delle rendite di posizione venutesi a creare ma per chi, la maggioranza, si è trovato a fare i conti con tariffe che non sono scese (nella migliore delle ipotesi) e lavoratori divenuti sempre più merce di scambio. E no, non sarà la sharing economy a risolvere il problema: da Uber a Foodora transitando per tutti i passaggi intermedi, ormai è palese che si tratta di un cavallo di storia per imporre ancora maggiore precarizzazione, sfruttando le masse di disoccupati create dall’austerity. Non si sorprendano i commentatori se alla fine gli italiani si ostinano a non pensarla come Severgnini.

Filippo Burla

 

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5 Commenti

  1. Il successo di uber dipende da quanto ottusi sono i tassisti. Se sono onesti e disposti ad andare incontro alle esigenze degli utenti uber non trova terreno fertile. Se invece i tassisti vessano gli utenti con tariffazioni ambigue, imposizione del contante, rifiuto della tecnologia, allora molti potrebbero essere tentati da uber. In condizioni normali non vi sarebbe motivo per preferire un autodidatta a un tassista.

  2. Il successo di Uber dipende dalla tecnologia e dalla posizione prona del Governo (che comunque sia doveva fin dall’inizio ostacolare con ogni mezzo possibile Uber che, ricordiamolo, è, per quello di cui stiamo parlando, un servizio di taxi abusivo)
    Un tassista non potrà mai competere con Uber: è come una piccola macelleria che si confronta con i supermercati ormai fornitissimi di reparto carne ed addetti alla macelleria.
    Certo, alcuni potrebbero anche resistere (alcune macellerie fanno quasi la fame ma resistono) ma non per molto (aspettiamo che si diffonde l’utilizzo di app tra i giovani di oggi…)
    Uber non ha costi, sfrutta chi ha bisogno di arrotondare o chi cmq ha bisogno di fare un lavoretto.
    E la maggior parte delle persone presto sarà d’accordo.
    Comunque lo sciopero ha favorito alla grande Uber. Tutta pubblicità gratuita.
    Ricordo qualche tempo fa un dibattito su Uber andato in onda da Formigli. Non c’era una persona (a parte, forse(!) il rappr. dei tassisti) a dire qualcosa di sensato.
    Tutti a dire che la tecnologia qui…la tecnologia là….e nessuno minimamente a pensare che, per quanto possano essere ladri i tassisti, è gente che per vivere deve lavorare, a differenza di Uber a cui basta sfruttare la disperazione (e questo a fronte di regole chiare, di licenze ottenute sulla base di aspettative di un certo tipo…..ed invece arrivano questi e liberalizzano de facto il mercato ed il “Governo” favorisce)
    Sempre a guardare al dito: un po’ come hanno fatto con le farmacie…anzichè prendersela con le case farmaceutiche….o con il dipendente pubblico che andava a lavoro in mutande ma che alla fine sembra lavorasse anche di più del dovuto…anzichè prendersela con i più alti dirigenti….
    Ma il contesto è questo…penso a quel sito internet di architettura che offre una ristrutturazione al miglior prezzo sulla base delle tue esigenze. Fanno una gara fra architetti dopo che gli hai dato misure e foto e poi puoi comprarti il progetto migliore o che più ti aggrada. Per te è buono, ma per tutti gli architetti che hanno lavorato gratis??? Ma non me la prendo con gli autori del sito….casomai è da vedere in questi anni cosa ha fatto il sistema universitario e l’ordine per gli architetti (perchè se non c’era quel sito, non è che c’era un mercato ampio a disposizione degli architetti…..) Andrebbe ripensato tutto quanto.

  3. Assurdo voler parificare un tassista (che deve prendere anche la patente D per esercitare la professione) con un qualsiasi cretino che per hobby decide di fare l’ accompagnatore con veicolo .Un hobby (mal remunerato) è dannoso quando si affossa implicitamente chi lo fa per professione per campare.

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