Roma, 31 gen – Da domani entrerà in vigore l’accordo di libero scambio Jefta tra Ue e Giappone. Si tratta di un’area commerciale che coinvolge 635 milioni di persone e che rappresenta circa un terzo del Pil mondiale. Non è dunque un accordo qualunque, ma un’intesa che eliminerà quasi del tutto i dazi che le imprese europee e giapponesi si ritrovano a pagare per esportare i prodotti. L’accordo prevede inoltre delle facilitazioni per l’export delle auto europee verso il Sol Levante e la tutela per 200 indicazioni geografiche protette, tra cui molte italiane: dal Prosecco all’Aceto Balsamico di Modena. Il settore agroalimentare è comunque il più coinvolto dall’intesa, con l’eliminazione di tariffe doganali su vino e formaggi europei.

Secondo la Commissione europea l’accordo inoltre “consentirà all’UE di aumentare in modo sostanziale le esportazioni di carni bovine verso il Giappone mentre, per quanto riguarda le carni di maiale, il commercio sarà esente da dazi per le carni trasformate e quasi esente da dazi per le carni fresche”. Non solo, sempre secondo l’Ue saranno agevolati gli accessi “delle imprese dell’UE ai vasti mercati degli appalti di 54 grandi città giapponesi ed elimina su scala nazionale gli ostacoli esistenti negli appalti in un settore economicamente importante come quello ferroviario”.

Confagricoltura, Federalimentare e Assolatte hanno salutato con soddisfazione il Jefta. “L’intesa – ha detto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura– prevede la soppressione dei dazi sull’85% dei prodotti destinati al mercato nipponico. Secondo le stime della Commissione Ue nel giro di pochi anni l’export alimentare Ue potrebbe raddoppiare il proprio fatturato in quel paese che è oggi di 6 miliardi di euro. Bene anche il riconoscimento di 45 Dop e Igp italiane. Un numero da incrementare anche se da subito vengono tutelate tutte quelle che sono realmente presenti in Giappone”.

Fortemente critica invece Coldiretti: “Dal Ceta alle intese con Giappone e Singapore fino alla trattativa in corso con i Paesi del Sudamerica si assiste al moltiplicarsi di accordi di libero scambio da parte dell’Ue che legittimano a livello internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi. Secondo la Coldiretti inoltre vi è l’aggravante nel caso dell’intesa con il Giappone rispetto ai precedenti accordi: “Non è stata neanche prevista la ratifica dei parlamenti nazionali per un accordo che prevede la protezione di appena 18 indicazioni geografiche italiane agroalimentari sul totale di 293 (appena il 6%) e 28 vini e alcolici sul totale delle 523 denominazioni di origine e indicazioni geografiche riconosciute in Italia (5%)”

Alessandro Della Guglia

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