Roma, 11 set – Il quadro sull’Italia che emerge dall’ultima edizione di ‘Education at a glance 2018′, organizzata dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), in collaborazione con l’associazione TreeLLLe, è preoccupante solo se vogliamo perseverare negli eufemismi per fotografare la realtà odierna. Purtroppo invece emerge una situazione che non può essere semplicemente stigmatizzata con dichiarazioni di circostanza e campanelli d’allarme. Va al contrario affrontata di petto quanto prima.

L’Italia è il Paese dell’Ocse con gli insegnanti più anziani e sempre meno pagati: nel 2016, il 58% aveva almeno 50 anni e sempre nel 2016 i loro stipendi corrispondevano al 93% del loro valore rispetto al 2005. Non è una novità, è purtroppo la conferma che siamo una nazione che non investe sull’istruzione e non ha un piano adeguato per migliorarla. Anzi, tutte le riforme governative degli ultimi anni palesano un continuo smantellamento dei cardini educativi.

Se al contrario abbiamo raggiunto in ogni regione la piena scolarizzazione per i bambini tra i 5 e i 14 anni, con soltanto il Lazio con un tasso di scolarizzazione inferiore al 90% nella scuola pre-primaria per i bambini di 4 anni, ad essere particolarmente disastrosa è la situazione dei ventenni. Il 34% (28% uomini e 40% donne) dei giovani tra i 25 e i 29 anni non ha un lavoro e neppure studia. Un dato di poco inferiore per i giovani tra i 20 e i 24 anni, con una percentuale che scende al 30%. In pratica siamo di fronte a una generazione ferma al palo, i cosiddetti ‘neet’ (acronimo inglese per “not in education, employment or training”), che non ha certezze e non programma alcun futuro. Vive in un limbo colmo di fatalismo e pericoloso disincanto.

Sono numeri ancor più negativi se confrontati con quelli dei coetanei europei. La media Ocse dice infatti che in questo limbo si trovano circa il 16% dei giovani. Non si tratta quindi semplicemente del segno dei tempi, di un’inevitabile blocco dovuto alla crisi e ai cambiamenti sociali. E’ lapalissiano, dati alla mano, che i governi italiani almeno negli ultimi venti anni non hanno fatto nulla per invertire una tendenza inaccettabile.

Eugenio Palazzini

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