Roma, 18 feb – E’ polemica negli Usa per gli ultimi dati fiscali di Amazon. Nonostante un utile straordinario, il colosso dell’e-commerce avrebbe infatti zero dollari in tasse federali. Anzi, sarebbe in credito per svariati milione. Con il risultato di scivolare, per assurdo, in negativo per quando riguarda l’aliquota (-1%).

Il 2018 è stato un anno record per i conti di Amazon. L’ultimo rigo del bilancio segna infatti +11,2 miliardi di dollari, quasi 10 volte il risultato del 2017 che a sua volta aveva raddoppiato l’anno precedente. Nonostante questo, la società di Jeff Bezos non verserà, per il secondo esercizio consecutivo, alcuna imposta al governo degli Stati Uniti.

Le ragioni del mancato pagamento sono due. Anzitutto la riforma varata da Trump, che se da un lato ha ridotto l’aliquota massima per le imprese dal 35 al 21%, dall’altro ha permesso ad Amazon, grazie a numerose detrazioni per investimenti in ricerca, di scendere sottozero. L’azienda è così “a credito” verso l’erario per quasi 130 milioni. Quasi un controsenso per il presidente, che ha sempre visto in Amazon e nella sua strategia fiscale un modello in negativo.

In secondo luogo, ad abbattere il carico è la politica di remunerazione dei dirigenti, che avviene in parte con la corresponsione di azioni il cui valore viene dedotto dal fatturato per ridurre la base imponibile. Tecniche perfettamente legali (a differenza di quelle adottate in Italia) ma che rinfocolano nuove polemiche sul “cattivo” – per usare un eufemismo – rapporto delle grandi multinazionali con il fisco.

Filippo Burla

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