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Dacca, 1 luglio- Si è svolta oggi, nella capitale del Bangladesh, l’annuale commemorazione della strage islamista al ristorante Holey Artisan Bakery. Un locale situato nel quartiere diplomatico di Gulshan dove fece irruzione, il primo luglio del 2016, un commando terrorista dell’organizzazione bangladese Jamaat-ul-Mujahideen.

L’azione terroristica

Intorno alle 21:20 ora locale, il commando entrò in azione con una sparatoria e l’ausilio di bombe mano. Il conflitto a fuoco coinvolse poi anche la polizia locale, che perse due agenti nell’intervento. I terroristi presero in ostaggio i clienti del ristorante, fra i quali la maggioranza stranieri. Seguendo il proprio fanatismo, il commando divise gli ostaggi in base all’appartenenza religiosa, ed in particolare in base alla conoscenza, o meno, di versi del Corano.

Gli ‘infedeli’, coloro che non conoscevano il Corano, vengono trattenuti mentre gli ostaggi musulmani vengono liberati. Le vittime fra gli ostaggi saranno venti, le quali prima di trovare la morte subiranno torture da parte dei sequestratori. Il comando, composto da cinque persone, sarà poi ucciso dalla polizia bangladese in un conflitto a fuoco.

L’arresto e la condanna

Sull’attentato ha indagato il Tribunale speciale per l’anti-terrorismo di Dacca, che ha incriminato ventuno membri del Jmb, tra attentatori, pianificatori e fornitori di armi. Nel novembre scorso il tribunale ha condannato a morte poi solo sette militanti. Gli altri imputati erano infatti o morti nell’attentato o in successive operazioni della polizia, comprese le famose azioni di cross-fire – dove persone spesso sottoposte alla custodia della polizia muoiono in conflitto a fuoco provocato dagli agenti – per cui il Bangladesh è nel mirino delle associazioni per i diritti umani.

Le vittime italiane

Le vittime dell’attentato furono ventidue. Venti civili e due poliziotti. Dei diciassette stranieri  ben nove erano cittadini italiani. Si tratta di Cristian Rossi, 47 anni; Marco Tondat, 39 anni; Nadia Benedetti, 52 anni di Viterbo; Adele Puglisi, 54 anni; Simona Monti, 33 anni di Magliano Sabina; Vincenzo D’Allestro, 46 anni; Maria Riboli, 34 anni; Claudio Cappelli, 45 anni; Claudia Maria D’Antona, 56 anni, il cui marito sarà l’unico superstite dell’attentato. Di loro una lapide a Dacca, presso l’ambasciata italiana, conserva il ricordo, impresso in tutte le comunità di appartenenza in Italia, rimaste segnate dalla loro perdita.

Ettore Maltempo