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Berlino, 14 feb – Martin Schulz si dimette dalla guida del Spd (Partito socialdemocratico tedesco). L’aria di rinnovamento all’interno del partito era sicuramente nell’aria, ma non ci si aspettava di certo le dimissioni dell’ex presidente dell’europarlamento, giunte abbastanza improvvisamente. La crisi, del tutto interna al partito, è scaturita da un accordo tra Schulz e la Merkel per un governo di grande coalizione tra i due partiti di massa, l’Spd e la Cdu (Unione Cristiano-Democratica). L’ala più intransigente, nonché giovanile, ha fortemente criticato la coalizione e il leader del partito, che in campagna elettorale aveva solennemente promesso che non si sarebbe mai giunti ad un accordo con i cristianodemocratici della Merkel. Tuttavia la situazione parlamentare, soprattutto dopo il prepotente ingresso di Alternative für Deutschland, ha reso necessaria una coalizione dei vecchi partiti tradizionalmente rivali, che tuttavia non è giunta a termine.
Schulz aveva già rinunciato al ministero degli esteri, carica di per sé rilevante, ma di certo non sufficiente per governare il paese ed accontentare i suoi elettori. “Il Spd ha bisogno di un rinnovamento organizzativo, personale e programmatico” ha dichiarato al momento delle sue dimissioni. Poco tempo fa il congresso straordinario del partito, per decidere se bisognava intraprendere la strada per la coalizione o meno, aveva raggiunto di poco la maggioranza con 362 voti su 642, una vittoria di Pirro per Schulz. Dunque non può di certo stupire se si è giunti ad una spaccatura profonda, nonostante quelle che furono le dichiarazioni dell’ex leader del partito, parlando di “una Germania consapevole delle sue responsabilità in termini di libertà, democrazia, coesione e solidarietà in Europa” e aggiungendo che un ritorno alle elezioni e un mancato accordo di governo sarebbe stato “una catastrofe politica”. Chissà se le sue parole si rileveranno azzeccate.
Ritornando al presente, il 22 aprile l’Spd si riunirà in un altro Congresso a Wiesbaden che dovrebbe confermare la nomina di presidente del partito ad Andrea Nahles, ex leader del movimento giovanile del partito Junos e Ministro del lavoro e degli affari sociali fino allo scorso settembre. Se ciò dovesse accadere, sarebbe la prima volta in 150 anni che una donna ottiene la carica di presidente all’interno del partito socialdemocratico tedesco. Per quanto riguarda il povero Schulz… temiamo proprio che resti nella memoria dei più unicamente per la famosa battuta di Berlusconi.
Davide D’Anselmi





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2 Commenti

  1. Nella grande Germania:
    1) Immigrazione fuori controllo;
    2)Stupri etnici di islamici clandestini che non lavorano;
    3)Mini Job acts a 600 euro al mese in Germania, però i lavoratori hanno casa popolare e mezzi pubblici gratis;
    4) Non riporto più dati ufficiali, perché già è sufficiente questo.
    La sinistra in Europae è uno zombie.
    Mi domando tutto questo è causale oppure fatto da imbecilli?

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