Roma, 29 nov – Quattro palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane in tre diversi scontri verificatisi nella Cisgiordania occupata. Due erano fratelli, uccisi a colpi di arma da fuoco nel corso dei tumulti con le truppe israeliane vicino a Ramallah. Il terzo, invece, è stato ucciso nell’assalto a due jeep di una pattuglia israeliana vicino a Hebron. L’esercito israeliano ha adesso dichiarato che il quarto uomo è stato ammazzato da colpi d’arma da fuoco vicino a Ramallah, dopo aver tentato di investire un soldato israeliano, ferendolo.

Due ventenni palestinesi uccisi a Ramallah

Jawad Rimawi, 22 anni, e Thafer Rimawi, 21 anni, studenti della Birzeit University, sono stati uccisi oggi a circa 16 km a nord-ovest di Ramallah. Fonti palestinesi sostengono che i fratelli stavano visitando un parente nel villaggio di Beit Rima mentre le forze israeliane erano impegnate in un’operazione nella zona. Mentre gli israeliani si ritiravano, decine di giovani palestinesi hanno lanciato pietre e molotov contro i militari di Tel Aviv. Le forze di difesa israeliane (IDF) hanno affermato che “una rivolta è stata istigata da un certo numero di sospetti” durante un’attività notturna “di routine”. “I sospetti hanno lanciato sassi e bombe molotov contro i soldati, che hanno risposto con mezzi antisommossa e aprendo il fuoco”.

Scontri contro la repressione anche a Beit Ummar

Il ministero della salute palestinese, ha annunciato che il 44enne Mufeed Ikhlil, è stato ucciso, colpito alla testa dalle truppe israeliane durante altri scontri notturni con sassaiole palestinesi, accaduti a Beit Ummar, a circa 10 km a nord di Hebron. Secondo il ministero, almeno altri 9 palestinesi sarebbero rimasti feriti dai fucili israeliani. Da quanto riporta l’Idf, la pattuglia israeliana, a causa di un guasto al motore, sarebbe stata attaccata dai rivoltosi palestinesi che “hanno lanciato pietre e ordigni esplosivi improvvisati contro i soldati”.

140 palestinesi uccisi nel 2022

Mentre l’ONU avverte che il conflitto israelo-palestinese sta “raggiungendo nuovamente il punto di ebollizione” dopo un’escalation di violenza in Cisgiordania e Israele, quasi ogni notte le forze israeliane effettuano raid in Cisgiordania. Nel corso di tali raid, ufficialmente mirati all’arresto di individui sospetti, nell’ultimo anno almeno 140 palestinesi sono rimasti uccisi dal fuoco israeliano. In risposta, più di 30 israeliani sono stati uccisi dagli attacchi da parte dei palestinesi. Il primo ministro dell’Autorità palestinese con sede in Cisgiordania, Mohammed Shtayyeh, ha definito i tre omicidi un “brutto crimine”, mentre il portavoce del presidente Mahmoud Abbas ha avvertito che “l’uccisione quotidiana di palestinesi è una dichiarazione di guerra”.

Verso una nuova intifada?

Un portavoce di Hamas, il movimento militante palestinese che controlla la Striscia di Gaza, ha affermato che “l’escalation dei crimini e del terrorismo di Israele incontrerà un’escalation di resistenza”. Stando alle fonti israeliane di Idf, un palestinese avrebbe speronato con un veicolo i soldati israeliani vicino a Kokhav Yaakov, un insediamento ebraico a circa 2 km a sud-est di Ramallah. “Le forze di polizia israeliane nell’area hanno inseguito l’aggressore e lo hanno neutralizzato”, ha aggiunto Idf. I media israeliani hanno identificato l’aggressore in Rani Abu Ali, 45enne della Beitunia. Le telecamere a circuito chiuso installate nella zona mostrano un Suv che accelera puntando un soldato israeliano. Gli incidenti di oggi giungono cinque giorni dopo gli attacchi dinamitardi alle fermate degli autobus alla periferia di Gerusalemme. Le esplosioni hanno ucciso un ragazzo israeliano-canadese di 15 anni e uno di 50 anni. Altre tredici persone sono rimaste ferite. Al momento nessuna sigla ha però rivendicato gli attentati.

Andrea Bonazza

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