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Olocausto ragazzo urinaBerlino, 2 mar – Non si può vivere con la colpa. Se la Germania lo facesse, allora l’intero popolo tedesco dovrebbe andare dallo psicoterapeuta”. Queste le parole profetiche di Peter Eisenman, l’architetto ebreo che progettò il “Denkmal für die ermordeten Juden Europas”, ossia il memoriale dedicato alle vittime dell’Olocausto che fu inaugurato nel 2005 nel cuore di Berlino. Il memoriale sorge sui terreni che erano destinati alla costruzione della residenza di Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Reich e braccio destro di Hitler. A distanza di dieci anni dalla sua inaugurazione è avvenuto un episodio che ha destato non poco scalpore sui media nazionali tedeschi. Jamal W., ventiduenne tedesco, è stato condannato a pagare una multa di 1500€ a causa di un episodio accaduto nel 2015. Il ragazzo, ubriaco in compagnia di alcuni amici, venne infatti scoperto da un agente mentre urinava nei pressi del memoriale ed intonava insieme ai suoi coetanei cori da stadio e slogan antisemiti.

Il bild.de riporta un ulteriore gesto dissacrante nei confronti delle vittime dell’Olocausto, secondo il quale Jamal si sarebbe abbassato i pantaloni, sempre in comitiva con gli amici, mostrando il didietro al memoriale. L’episodio ha suscitato la reazione e l’indignazione da parte dell’opinione pubblica. Sono fioccati numerosi i commenti contro Jamal ed il suo gruppetto di amici, ma bisognerebbe guardare oltre il contesto isolato del gesto, innegabilmente di cattivo gusto, si dovrebbe considerare qual è la realtà tedesca in merito alla vicenda, il rapporto che questa realtà ha con il memoriale e quello che esso rappresenta, o che perlomeno viene percepito da alcuni, in questo caso da Jamal ed il suo gruppo. Analizzando il soggetto si può appurare che Jamal è ancora un ragazzo giovane, avendo solo 22 anni, ed è cresciuto in un contesto, in Germania, che condanna fortemente l’antisemitismo, il razzismo ed il nazionalsocialismo (visto il rapporto che la nazione tedesca ha avuto con questi elementi nel suo passato). Egli avrà sicuramente sentito parlare ripetutamente dell’olocausto e quindi dei 6 milioni di ebrei che hanno perso la vita. Considerando inoltre che il nome “Jamal” potrebbe nascondere un’origine non propriamente tedesca (e quindi le sue origini probabilmente hanno poco a che vedere con il passato della Germania), ci si domanda a questo punto cosa abbia portato il ragazzo a fare un gesto così sconsiderato ed irriverente. Una risposta plausibile, e comune, potrebbe essere quella che risolve le cause del gesto nell’ubriachezza del ragazzo. Un famoso proverbio latino recita che “in vino veritas”, dunque, grazie alla sbronza e alla sfrontata ed irriverente giovinezza del ragazzo, è emerso qualcosa di insito e nascosto nell’animo di Jamal e dei suoi amici che ha portato a compiere quel gesto tanto sfrontato. Un qualcosa che gli è stato ficcato in testa dalla nascita e che per molto temp è stato represso: il senso di colpa.

Recentemente è riemerso con forza questo argomento. Di fatto un mese e mezzo fa è scoppiata una furiosa polemica in Germania in seguito alle dichiarazioni rilasciate dall’esponente sovranista dell’Alternative für Deutschland (AfD), Björn Höcke, che dichiarava: “Noi tedeschi siamo l’unico popolo del mondo che ha eretto un monumento della vergogna (Denkmal der Schande) nel cuore della sua capitale”. Il punto di Höcke non era diretto a colpire il monumento in sé, come non è l’obiettivo di questo articolo farlo, quanto a sottolineare un fatto chiaro agli occhi di tutti, o quasi: il popolo tedesco vive ancora oggi un eterno senso di colpa per qualcosa che è stato compiuto più di 70 anni fa e che le nuove generazioni hanno ereditato come un pesantissimo peccato originale. Ciò che va a confermare questa mentalità, ormai comune, è l’inquisizione che ha subito il rappresentante dell’AfD in seguito a quanto dichiarato, subendo, oltre le solite accuse che lo hanno bollato come “nazista” ed “antisemita”, un processo mediatico che propagandava l’impedimento di un suo ipotetico ritorno all’insegnamento, in quanto docente.

Questo “culto della colpa”, che Höcke ha avuto il coraggio di condannare, è lo stesso che ha impedito in Germania, prima dell’avvento dell’AfD, l’affermazione di un partito nazionalista. Per decenni socialisti e democristiani si sono alternati al governo impedendo l’instaurazione di una coscienza storica e patriottica tedesca nei giovani. Una storia di autodeterminazione dei popoli che ha portato alla formazione e all’indipendenza della Germania sotto un unico volk, una storia che va dai popoli teutoni, al Sacro Romano Impero, fino a Federico II Re di Prussia e ad Otto Von Bismarck, il Cancelliere di Ferro. Il sentimento patriottico in Germania, come in qualsiasi popolo perché insito nella sua coscienza, è presente ma viene represso e ciò che viene represso tende a sfociare sempre in atti forti ed espliciti e dissacranti contro quei simboli che sembrano o tendono a rappresentare una lotta al sentimento nazionalista. Ma questa è una conseguenza di quello che ci ha già enunciato Eisenman.

Davide D’Anselmi

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2 Commenti

  1. Avrei un paio di domande: nei loro “sermoni”, cosa dicono i vari imam in merito al valore degli Ebrei? C’è qualche organismo ufficiale che si occupa di effettuare controlli ricorrenti e puntuali?

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